Secondo un recente studio, i Vichinghi avevano il vaiolo e potrebbero aver contribuito a diffonderlo nel Mondo.


Di recente un gruppo internazionale di ricercatori, attraverso uno studio pubblicato sulla rivista Science, ha annunciato di aver scoperto ceppi estinti di vaiolo nei denti di alcuni scheletri Vichinghi, dimostrando per la prima volta che questa malattia killer, (ormai sconfitta), ha afflitto l'umanità per almeno 1.400 anni. In pratica, come già noto, il vaiolo si diffondeva da persona a persona per via aerea tramite goccioline infettive contenenti i cosiddetti virioni, e durante il suo decorso ha ucciso intorno ad un terzo dei malati, lasciandone un altro terzo permanentemente sfregiato o cieco: per fare un esempio, circa 300 milioni di persone sono morte a causa del virus della Virola solamente nel XX secolo, prima che fosse ufficialmente sradicato nel 1980 per mezzo di una vaccinazione globale, rendendola così la prima malattia ad essere eradicata nella storia dell'umanità, (seguita poi dalla peste bovina nel 2011). Ad ogni modo in merito alla suddetta nuova ricerca Eske Willerslev, uno dei principali autori, ha affermato: "Abbiamo scoperto nuovi ceppi di vaiolo nei denti degli scheletri Vichinghi ed abbiamo scoperto che la loro struttura genetica è diversa dal moderno virus del vaiolo sradicato nel XX secolo. Sapevamo già che i Vichinghi si muovevano per tutta l'Europa ed oltre, ed adesso sappiamo che erano affetti dal vaiolo: le persone che hanno viaggiato per il mondo hanno diffuso rapidamente il COVID-19 ed è probabile che i Vichinghi abbiano diffuso il vaiolo. Le informazioni genetiche di 1.400 anni estratte da questi scheletri sono estremamente significative perché ci insegnano la storia evolutiva del virus della Virola che ha causato il vaiolo". In sostanza, come già anticipato, questa malattia infettiva fu debbellata in gran parte dell'Europa e degli Stati Uniti all'inizio del XX secolo, ma rimase endemico in Africa, Asia e Sud America: sebbene l'Organizzazione Mondiale della Sanità lanciò un programma di eradicazione nel 1967 che includeva campagne di tracciamento dei contatti e di comunicazione di massa, fu il lancio globale di un vaccino che alla fine permise alla comunità scientifica di fermare una volta per tutte questa patologia. Inoltre per diverso tempo gli storici di tutto il mondo hanno ipotizzato che il vaiolo potesse esistere addirittura dal 10.000 a.C., ma finora non c'erano mai state prove scientifiche che tale virus fosse presente prima del XVII secolo: per il momento non è dato sapere come abbia infettato per la prima volta l'uomo ma, (come per l'attuale COVID-19), si ritiene che la sua origine sia di tipo animale. Al riguardo Martin Sikora, altro principale responsabile dello studio in questione, ha dichiarato: "La cronologia dell'emergenza del vaiolo è sempre stata poco chiara, ma sequenziando il ceppo più noto del virus killer, abbiamo dimostrato per la prima volta che il vaiolo esisteva durante l'era vichinga. Anche se non sappiamo con certezza se questi ceppi di vaiolo sono furono fatali e causarono la morte dei Vichinghi che abbiamo campionato, quest'ultimi sono certamente morti con il vaiolo nel loro sangue se siamo stati in grado di poterlo rilevare fino a 1.400 anni dopo. È anche altamente probabilmente che ci siano state epidemie prima delle nostre scoperte di cui gli scienziati devono ancora scoprire prove del DNA". In ogni caso entrando un po' più nei particolari il team internazionale di ricerca ha trovato il vaiolo in 11 siti di sepoltura dell'era vichinga in Danimarca, Norvegia, Russia e Regno Unito, ed anche in numerosi resti umani di Öland, vale a dire un'isola al largo della costa orientale della Svezia con una lunga storia commerciale: gli studiosi sono pure riusciti a ricostruire quasi completamente i genomi del virus della Variola per quattro di questi campioni. A tal proposito Lasse Vinner, altro principale autore delle analisi, ha commentato: "Comprendere la struttura genetica di questo virus aiuterà potenzialmente i virologi a comprendere l'evoluzione di questo e di altri virus e ad aggiungere informazioni alla banca di conoscenza che aiuta gli scienziati a combattere le malattie virali emergenti. La prima versione del vaiolo era geneticamente più vicina nell'albero genealogico del vaiolo ai poxvirus animali, come il camelpox ed il taterapox dai gerbilli. Non assomiglia esattamente al vaiolo moderno il che mostra che il virus si è evoluto. Non sappiamo come si sia manifestata la malattia nell'età vichinga, ma potrebbe essere stata diversa da quella della virulenta varietà moderna che ha ucciso e sfigurato centinaia di milioni di persone". Mentre Terry Jones, altro principale responsabile del suddetta nuovo lavoro, ha aggiunto: "Ci sono molti misteri intorno ai poxvirus. Trovare il vaiolo così geneticamente diverso nei Vichinghi è davvero notevole: nessuno si aspettava che esistessero questi ceppi di vaiolo. Si credeva da tempo che il vaiolo fosse nell'Europa occidentale e meridionale regolarmente dal 600 d.C., intorno all'inizio dei nostri campioni. Abbiamo dimostrato che il vaiolo era diffuso anche nel Nord Europa. Il ritorno dei crociati o altri eventi successivi sono stati pensati per aver portato per primi il vaiolo in Europa, ma tali teorie non possono essere corrette. Mentre i resoconti scritti della malattia sono spesso ambigui, i nostri risultati spingono la data dell'esistenza confermata del vaiolo indietro di mille anni". Tra l'altro successivamente Barbara Mühlemann, una delle altre principali autrici, ha ribadito: "Gli antichi ceppi di vaiolo hanno un modello molto diverso di geni attivi ed inattivi rispetto al virus moderno: ci sono diversi modi in cui i virus possono divergere e mutare in ceppi più lievi o più pericolosi. Questa è una visione significativa delle fasi intraprese dal virus della Variola nel corso della sua evoluzione". Comunque sia in un secondo momento lo stesso Terry Jones ha proseguito spiegando: "La conoscenza del passato può proteggerci nel presente. Quando un animale o una pianta si estingue, non ritorna. Ma le mutazioni possono ripresentarsi o regredire ed i virus possono mutare o fuoriuscire dal serbatoio degli animali quindi ci sarà sempre un'altra zoonosi". Invece Eske Willerslev ha, infine, concluso sostenendo: "Il vaiolo è stato sradicato, ma un altro ceppo potrebbe fuoriuscire domani dal serbatoio degli animali. Ciò che sappiamo nel 2020 su virus ed agenti patogeni che colpiscono gli umani ai giorni d'oggi, è solo una piccola istantanea di ciò che ha afflitto gli umani storicamente".

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