Secondo una nuova ipotesi, il cervello potrebbe avere un microbioma tutto suo.


Sembra proprio che anche il cervello possa essere dotato di un microbioma ed essere abitato da una colonia di batteri tutta sua; o almeno questa è una nuova ipotesi avanzata di recente da alcuni ricercatori dell'Università dell'Alabama a Birmingham, guidati dalla neuroanatomista Rosalinda Roberts, all'interno di uno studio presentato in queste settimane durante la conferenza annuale della Society for Neuroscience, in occasione della quale sono state mostrate delle immagini realizzate con un microscopio ad alta risoluzione di batteri che sembrano essere riusciti a penetrare e ad abitare nelle cellule di diversi cervelli umani sani. In pratica, come già noto nell'intestino vivono miliardi di microrganismi, (soprattutto batteri), che influenzano fortemente la salute dell'intero organismo, tuttavia il cervello, (sospeso nel liquido cerebrospinale ed isolato dal flusso sanguigno dalla barriera emato-encefalica), è stato da sempre considerato al sicuro. Motivo per il quale questa nuova ricerca potrebbe avere implicazioni sconvolgenti; anche se, come hanno sottolineato gli studiosi, per il momento si tratta semplicemente di un lavoro preliminare. In sostanza prima di arrivare a tale conclusione i ricercatori stavano cercando le differenze tra le persone sane e quelle affette da schizofrenia esaminando campioni di tessuto cerebrale conservati nelle ore successive alla morte. In particolare circa 5 anni fa, la neuroscienziata Courtney Walker, (all'epoca studentessa universitaria presso il laboratorio della stessa Rosalinda Roberts), rimase affascinata nell'osservare degli oggetti non identificati a forma di bastoncelli nelle immagini ultra-dettagliate delle suddette fette, catturate grazie ad un microscopio elettronico. Tuttavia la neuroanatomista tralasciò il tutto, perché la sua attenzione era focalizzata su altro: l'allora studentessa però fu talmente insistente da convincere tutti gli altri ad iniziare a consultarsi per cercare di capire di cosa si trattasse. Ed è stato solo di recente che è arrivata la rivelazione: quegli oggetti erano, appunto, batteri. Entrando un po' più nei dettagli l'analisi degli scienziati è stata condotta su campioni provenienti da 34 cervelli umani post-mortem, (metà dei quali appartenevano a persone schizofreniche), ed in tutti sono state individuate quantità variabili di batteri a forma di bastoncelli: la maggior parte dei quali erano localizzati nella substantia nigra, nell'ippocampo e nella corteccia prefrontale, con numeri minori nel corpo striato. Tra l'altro durante l'analisi iniziale delle micrografie elettroniche gli studiosi hanno osservato che i batteri abitavano per lo più nelle cellule a forma di stella, (chiamate astrociti). In particolare i microbi si raggruppavano intorno alle estremità degli astrociti che circondano i vasi sanguigni della barriera emato-encefalica e sembravano essere più abbondanti intorno agli assoni, vale a dire le proiezioni sottili e lunghe che si estendono dalla parte centrale di un neurone e sono protette ed isolate da una sostanza grassa chiamata guaina mielinica. Al riguardo Rosalinda Roberts ha fatto sapere di non avere una valida spiegazione per giustificare questa disposizione, e si sta chiedendo se magari questi batteri siano attratti proprio dal grasso presente in queste cellule cerebrali. Ad ogni modo, come già spiegato, il cervello è un ambiente protetto e parzialmente isolato grazie, appunto, alla suddetta barriera che lo protegge dagli invasori indesiderati: i batteri ed i virus che riescono a penetrarla possono, infatti, causare infiammazioni ed infezioni pericolose per la vita. Pertanto gli scienziati hanno iniziato a domandarsi se tali microbi siano utili o dannosi, da dove possano essere arrivati ed in che modo abbiano fatto ad entrare nel cervello: si tratta di domande a cui però per il momento non è stata trovata ancora una risposta; anche se in realtà il sequenziamento dell'RNA di tali batteri ha rivelato che la maggior parte di essi appartengono ai tipi più comuni presenti proprio nel microbioma intestinale, (ossia Firmicutes, Proteobacteria e Bacteroidetes). Oltretutto per escludere l'ipotesi che i campioni di tessuto cerebrale potessero essere stati contaminati dopo la morte, gli scienziati hanno deciso di analizzare un certo numero di cervelli di topo ed hanno ottenuto risultati molto simili: anche in questo caso, infatti, le analisi hanno rivelato la presenza di una sorta di "microbioma cerebrale" nel tessuto dei topi sani. In merito a ciò Rosalinda Roberts ha tuttavia puntualizzato: "Questi risultati sono preliminari. Dovranno essere rivisti, replicati e pubblicati". Ad esempio sarebbe necessario escludere del tutto l'ipotesi della contaminazione, valutando la possibilità che questi i microbi possano provenire dall'esterno magari come conseguenza di un contatto con l'aria, con le soluzioni utilizzate per preservare i tessuti, (che potrebbero aver introdotto e/o nutrito batteri), oppure con gli strumenti chirurgici utilizzati durante l'estrazione dal cervello. Comunque sia attualmente non si può dire con certezza neanche che questi batteri non siano dannosi: i ricercatori, infatti, non hanno ancora confrontato in maniera dettagliata i cervelli sani con quelli delle persone affette da schizofrenia. A tal proposito Teodor Postolache, psichiatra dell'Università del Maryland a Baltimora che non ha preso parte allo studio in questione, ha, infine, commentato: "Ci sono ancora molte domande a cui dover rispondere. Non sono molto sorpreso che altre cose possano vivere nel cervello, ma se fosse realmente così sarebbe un fatto davvero rivoluzionario. Se questi comuni batteri intestinali sono una presenza regolare e benigna all'interno ed attorno alle cellule cerebrali, potrebbero giocare un ruolo chiave nella regolazione dell'attività immunitaria del cervello. La strada per dimostrarlo sarà lunga ma sarà sicuramente un percorso eccitante".

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