Rivelato che le cellule cerebrali possono ospitare e diffondere il virus dell'HIV in altre parti del corpo.


Di recente alcuni ricercatori del Rush University Medical Center, della Lewis Katz School of Medicine e dell'University of Texas Medical Branch, tramite uno studio pubblicato sulla rivista PLOS Pathogens, hanno fatto sapere di aver scoperto che gli astrociti, (ovvero un tipo di cellula cerebrale), possono ospitare l'HIV e diffonderlo alle cellule immunitarie che transitano dal cervello verso altri organi: il virus riesce a spostarsi attraverso questa via anche quando è stato soppresso dalla terapia antiretrovirale combinata, (ossia un trattamento standard contro l'HIV, noto anche con la sigla cART). Al riguardo Jeymohan Joseph, (capo del dipartimento di Neuropatogenesi, Genetica e Terapia dell'HIV presso l'Istituto Nazionale di Salute Mentale dell'NIH, che ha cofinanziato la suddetta ricerca), ha affermato: "Questo studio dimostra il ruolo critico del cervello come serbatoio dell'HIV in grado di reinfettare gli organi periferici con il virus. I risultati suggeriscono che al fine di sradicare l'HIV dal corpo, le strategie di cura devono mirare al ruolo del sistema nervoso centrale". In pratica, come già noto, il virus in questione attacca il sistema immunitario infettando le CD4 positive, (note anche come CD4+ o linfociti T helper), vale a dire una tipologia di cellule T che risulta essere vitale per combattere le infezioni: senza alcun tipo di trattamento l'HIV può distruggere tale cellule, riducendo la capacità del corpo di innescare una risposta immunitaria, causando alla fine l'AIDS. Inoltre, anche se negli anni la terapia cART, (la quale sopprime efficacemente le infezioni da HIV), ha aiutato molte persone colpite da tale virus a vivere una vita più lunga e più sana, alcune analisi passate hanno dimostrato che molti pazienti che assumono farmaci antiretrovirali mostrano segni di disturbi neurocognitivi associati all'HIV, (come, ad esempio, problemi di pensiero e memoria). Per di più da tempo la comunità scientifica sa che il suddetto virus può entrare nel cervello entro 8 giorni dall'infezione, ma finora non era ben chiaro se le cellule cerebrali infettate potessero rilasciare l'HIV in altre parti del corpo e causare l'infezione di altri tessuti. In sostanza, come già anticipato, il cervello contiene miliardi di astrociti, che svolgono una varietà di compiti, (dal supporto della comunicazione tra le cellule cerebrali al mantenimento della barriera emato-encefalica), ed adesso per capire se l'HIV può spostarsi dal cervello agli organi periferici, nel corso dei loro esperimenti gli scienziati hanno trapiantato alcuni astrociti umani infetti e non dal virus in questione nel cervello di un gruppo di topi immunodeficienti. Insomma, così facendo gli studiosi hanno osservato che gli astrociti infetti da HIV trapiantati erano, appunto, in grado di diffondere il virus alle CD4+, le quali a loro volta sono poi migrate fuori dal cervello per recarsi nel resto del corpo, diffondendo l'infezione agli organi periferici, (come, per esempio, la milza ed i linfonodi). Tra l'altro, come già detto, i ricercatori hanno anche scoperto che la diffusione dell'HIV dal cervello si era verificata, (sebbene a livelli più bassi), quando gli animali erano stati trattati con la terapia cART: quando questo trattamento è stato interrotto, l'HIV DNA/RNA è diventato rilevabile nella milza, indicando un rimbalzo dell'infezione virale. In merito a ciò Lena Al-Harthi, una delle principali autrici delle analisi, ha spiegato: "Il nostro studio dimostra che l'HIV nel cervello non è intrappolato nel cervello: può e si sposta negli organi periferici attraverso il traffico dei leucociti. Ha anche fatto luce sul ruolo degli astrociti nel supportare la replicazione dell'HIV nel cervello, anche durante la terapia cART. Queste informazioni hanno implicazioni significative per le strategie di cura dell'HIV, poiché tali strategie devono essere in grado di colpire ed eliminare efficacemente i serbatoi di replicazione e reinfezione da HIV". Mentre May Wong, (program director del NeuroAIDS and Infectious Diseases in the Neuroenvironment presso il NIH's National Institute of Neurological Disorders and Stroke, che ha cofinanziato la ricerca), ha, infine, concluso aggiungendo: "L'HIV rimane una delle maggiori preoccupazioni globali per la salute pubblica, che colpisce da 30 a 40 milioni di persone in tutto il mondo. Per aiutare i pazienti dobbiamo comprendere appieno come l'HIV influenzi il cervello e gli altri serbatoi a base tissutale. Sebbene siano necessari ulteriori studi che replichino questi risultati, questo studio ci avvicina di un altro passo verso quella comprensione".

Commenti