Trovata una connessione tra i livelli materni di vitamina D durante la gravidanza ed il QI dei bambini.

 
Si sa, la vitamina D è un nutriente fondamentale ed ha molte funzioni importanti per l'organismo: tra i vari benefici, infatti, si è visto, ad esempio, che l'apporto di questa vitamina durante la gravidanza viene passato dalla madre al bambino per aiutare a regolare i vari processi di sviluppo, compreso quello cerebrale. E proprio in relazione a questo legame uno studio pubblicato in questi giorni sul The Journal of Nutrition da parte di alcuni ricercatori dell'University of Tennessee Health Science, (in collaborazione con il Center Seattle Children's Research Institute, l'Università della California, San Francisco e l'University of Washington School of Public Health), ha dimostrato che i livelli di vitamina D delle madri durante la gestazione risultano essere associati al quoziente intellettivo dei loro figli, suggerendo che livelli più elevati di tale vitamina possono portare a punteggi di QI infantile più alti. Al riguardo Melissa Melough, una delle principali autrici della suddetta ricerca, (che oltretutto ha anche identificato livelli significativamente più bassi di vitamina D tra le donne nere in gravidanza), ha affermato: "La carenza di vitamina D è comune tra la popolazione generale così come le donne incinte, ma le donne nere sono a rischio maggiore. La nostra speranza è che lo studio possa aiutare i fornitori di assistenza sanitaria ad affrontare le disparità tra le donne di colore e coloro che sono a più alto rischio per la carenza di vitamina D". Ed ha poi proseguito spiegando: "Il pigmento della melanina protegge la pelle dai danni del Sole, ma bloccando i raggi UV, la melanina riduce anche la produzione di vitamina D nella pelle. Per questo motivo, nel nostro studio non siamo stati sorpresi di vedere alti tassi di carenza di vitamina D tra le donne nere in gravidanza. Anche se molte donne incinte assumono una vitamina prenatale, questo potrebbe non correggere una carenza di vitamina D esistente. Spero che il nostro lavoro porti una maggiore consapevolezza di questo problema, mostri le implicazioni a lungo termine della vitamina D prenatale per il bambino ed il suo sviluppo neurocognitivo, e metta in evidenza che ci sono alcuni gruppi a cui i fornitori dovrebbero prestare maggiore attenzione. In genere non si raccomanda di effettuare test ad ampio raggio sui livelli di vitamina D, ma penso che gli operatori sanitari dovrebbero prestare attenzione a coloro che sono a più alto rischio, comprese le donne nere". In pratica gli scienziati hanno utilizzato i dati raccolti dallo studio di coorte Conditions Affecting Neurocognitive Development and Learning in Early Childhood, (noto anche con la sigla CANDLE), il quale ha reclutato donne incinte a partire dal 2006 ed ha raccolto nel tempo informazioni sulla loro salute e sullo sviluppo dei loro figli. Tra l'altro, come già anticipato, dai risultati è emerso che circa il 46% delle donne che hanno preso parte alle analisi era carente di vitamina D durante la gravidanza, ed i livelli di questa vitamina erano più bassi tra le donne nere rispetto alle donne bianche. Ad ogni modo dopo aver controllato per diversi altri fattori legati al QI, livelli più alti di vitamina D in gravidanza sono stati, appunto, associati a livelli più alti della medesima vitamina nei bambini di età compresa tra i 4 ed i 6 anni. In merito a ciò la stessa Melissa Melough ha proseguito puntualizzando: "Anche se studi osservazionali come questo non possono provare la causalità, riteniamo che le nostre scoperte abbiano importanti implicazioni e giustifichino ulteriori ricerche. La carenza di vitamina D è abbastanza prevalente. La buona notizia è che c'è una soluzione relativamente facile. Può essere difficile ottenere un adeguato apporto di vitamina D attraverso la dieta, e non tutti possono compensare questa carenza con l'esposizione al Sole, quindi una buona soluzione è assumere un integratore. L'assunzione giornaliera raccomandata di vitamina D è di 600 unità internazionali, (o UI). In media gli americani consumano meno di 200 UI nella loro dieta, e quindi se le persone non compensano questo divario attraverso l'esposizione al Sole o l'integrazione, probabilmente svilupperanno una carenza. Gli alimenti che contengono livelli più elevati di vitamina D includono pesce grasso, uova e fonti fortificate come il latte vaccino ed i cereali per la prima colazione. Tuttavia la vitamina D è uno dei nutrienti più difficili da ottenere in quantità adeguate dalla nostra dieta". Ed ha poi continuato ribadendo: "Sono necessarie ulteriori ricerche per determinare i livelli ottimali di vitamina D in gravidanza, ma la nostra speranza è che questo studio aiuti a sviluppare raccomandazioni nutrizionali per le donne in dolce attesa. Soprattutto tra le donne nere e quelle ad alto rischio di carenza di vitamina D, l'integrazione nutrizionale e lo screening può essere una strategia di impatto per ridurre le disparità di salute". In sostanza, secondo gli studiosi, ci sono tre punti chiave riguardanti la loro indagine: la carenza di vitamina D è comune durante la gravidanza, e le donne nere sono a maggior rischio perché il pigmento della melanina nella pelle ne riduce la produzione; livelli più alti di vitamina D tra le madri durante la gestazione possono promuovere lo sviluppo del cervello e portare a punteggi più alti del QI infantile; e lo screening e l'integrazione nutrizionale possono correggere la carenza di vitamina D per coloro che sono ad alto rischio e promuovere la funzione cognitiva nella prole. A tal proposito Melissa Melough ha, infine, concluso dichiarando: "Voglio che la gente sappia che è un problema comune e che può influenzare lo sviluppo dei bambini. La carenza di vitamina D può verificarsi anche se si segue una dieta sana. A volte è legata al nostro stile di vita, alla pigmentazione della pelle o ad altri fattori al di fuori del nostro controllo".

Commenti