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domenica 15 dicembre 2013

La cosiddetta "Web Tax" è stata approvata dalla Camera.


In questi giorni la cosiddetta Web Tax, (o Google Tax, che dir si voglia), è stata approvata dalla Commissione Bilancio della Camera. Dunque la proposta di Ernesto Carbone, ovvero quella sulle partite IVA per le multinazionali operanti in Italia, è passata con la maggioranza durante la discussione dei tanti emendamenti per la Legge di Stabilità; adesso tornerà nuovamente al Senato, ma probabilmente sarà un testo blindato, perciò andrà alla fiducia. Ad ogni modo dopo la cancellazione dal Senato e le indiscrezioni sul blocco imposto dal Ministero del Tesoro, nessuno era disposto più a credere nell'emendamento promosso dal PD relativo all'imposizione di una partita IVA italiana alle multinazionali della Rete operanti nel nostro Paese. Infatti nella classifica delle proposte, quella di Edoardo Fanucci ed Ernesto Carbone che obbliga l'acquisto di servizi online da operatori con partita IVA italiana sembrava aver lasciato il passo a proposte più integrate come quella sull'organizzazione stabile e la riforma del Testo Unico sulle imposte dirette oppure la proposta di legge Covello. Ed invece, come reso noto diverse ore fa, la versione per la Camera dell'emendamento fortemente promosso da Francesco Boccia e riportata in Parlamento dopo la cancellazione in Senato, è stata approvata; ed è stato lo stesso Ernesto Carbone a commentare questo voto, appena uscito dall'aula, scrivendo su Twitter: «La web tax è stata approvata». E successivamente spiegando: "Si tratta di un primo passo importante verso il nostro obiettivo, che riteniamo corretto: finalmente ci sarà più equità fiscale e coloro che realizzano profitti in Italia pagheranno più tasse". In sostanza, come già spiegato, l'emendamento appena approvato fa scattare l'obbligo di apertura di un partita IVA sia per i servizi di e-commerce sia per l'acquisto di link sponsorizzati e di banner. Il che significa che la pubblicità potrà essere venduta soltanto da imprese che posseggono una regolare partita IVA italiana. Insomma tale meccanismo è pensato per evitare o comunque arginare il fenomeno dell'acquisto di pubblicità cosiddetto "estero-su-estero", il quale elude il Fisco italiano e che riguarda il business delle transazioni tra imprese.

Di seguito il testo dell'emendamento appena approvato:



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