Scoperto un possibile legame fra diabete ed Alzheimer.


A quanto pare un livello di glicemia troppo alto potrebbe costituire un problema non solo per l'eventuale insorgenza del diabete, ma anche come fattore di rischio per l'Alzheimer; o almeno questo è quanto hanno fatto sapere di recente alcuni ricercatori della Washington University School of Medicine in St. Louis in uno studio pubblicato su PLOS ONE. Infatti durante la sperimentazione i ricercatori hanno infuso del glucosio nel sangue di topi osservando che negli animali che non mostravano la presenza di placche amiloidi nel cervello, il raddoppio dei livelli di glucosio nel sangue ha determinato un aumento del 20% dei livelli di beta-amiloide cerebrale; lo stesso esperimento è stato poi ripetuto su un gruppo di topi anziani che avevano già sviluppato le placche cerebrali, scoprendo che in questo caso i livelli di beta-amiloide erano saliti del 40%. Al riguardo Shannon Macauley, principale autrice della ricerca in questione, ha spiegato: "I nostri risultati suggeriscono che il diabete o altre condizioni che rendono difficile controllare i livelli di glicemia possono avere effetti nocivi sulla funzione del cervello ed aggravare malattie neurologiche come l'Alzheimer. Il legame che abbiamo scoperto potrebbe portare a futuri obiettivi di trattamento in grado di ridurre questi effetti". Mentre Maria Chantal Ponziani, consigliere nazionale dell'Associazione Medici Diabetologi, (nota anche con la sigla AMD), ha dichiarato: "Al di là degli studi su modello animale, sicuramente c'è una correlazione di tipo epidemiologico nell'uomo. Nel 2009 una metanalisi, pubblicata sempre su PLOS ONE, aveva evidenziato che il diabete peggiora in generale le funzioni cognitive ed è associato ad un aumento del 47% della demenza per tutte le cause e del 39% di Alzheimer. Invece in un altro studio del 2011, pubblicato su Neurology, sono stati arruolati circa 1.000 pazienti apparentemente sani sopra i 60 anni, seguiti per un arco di tempo di ben 15 anni facendo curve da carico di glucosio e valutazione delle funzioni cognitive: si è visto che i diabetici sono colpiti in maniera almeno doppia sia dalla demenza vascolare sia da Alzheimer. È soprattutto emerso che le condizioni di predisposizione al diabete, come l'alterata tolleranza ai carboidrati, mettono già a rischio di sviluppo di problemi cognitivi". Insomma, pare proprio che le ipotesi sulle ragioni per le quali la glicemia elevata favorisca l'insorgenza dell'Alzheimer siano diverse; difatti in tal proposito la stessa Chantal Ponziani ha proseguito affermando: "Certamente molti degli studi anche su modello animale hanno correlato l'insorgenza di alterazioni istopatologiche cerebrali dell'Alzheimer all'insulinoresistenza, elemento patogenetico sottostante al diabete mellito di tipo 2. Varie poi sono le ipotesi relative a come l'insulinoresistenza possa indurre deficit cognitivi: si è pensato che possa ridurre i trasportatori cerebrali del glucosio nelle cellule nervose e di conseguenza, attraverso alterazioni metaboliche complesse, si arriverebbe alla iperfosforilazione della proteina Tau che, formando aggregati, porta alla degenerazione neurofibrillare tipica dell'Alzheimer". Tra l'altro, stando ad un'altra tesi, le cellule cerebrali in caso di insulinoresistenza sarebbero più sensibili ad aggressioni neurotossiche di varia natura, con una conseguente minore sopravvivenza dei neuroni in alcune aree chiave del cervello; senza contare che anche l'ipoglicemia può svolgere un ruolo in questo senso. Difatti al riguardo Chantal Ponziani ha proseguito affermando: "In effetti è stato dimostrato che esiste una correlazione tra episodici ipoglicemici maggiori, (e la loro frequenza), con un eccesso di rischio per demenza di 2,39". Inoltre anche altre condizioni precarie a livello cardiovascolare sono state messe in correlazione con l'Alzheimer; in tal proposito la dottoressa dell'AMD ha concluso spiegando: "In particolare l'ipertensione arteriosa, insorta in media età, è associata a un rischio molto aumentato di Alzheimer e, tenendo conto che quasi il 70% dei pazienti che soffrono di diabete mellito di tipo 2 sono anche ipertesi, potrebbe esserci una correlazione anche di questo tipo. Un discorso analogo è stato fatto per l'ipercolesterolemia in media età, anche se è un'alterazione lipidica meno tipica del diabete. Infine si è visto che la depressione psichica correla con l'Alzheimer e, dato che i pazienti diabetici sono più a rischio di depressione, anche questo rapporto è stato considerato tra i possibili meccanismi eziopatogenetici". Ad ogni modo a confermare questo nesso ci ha pensato anche uno studio dell'Università di Georgetown, condotto dal neurologo Raymond Scott Turner, il quale ha dimostrato che molte delle persone colpite dall'Alzheimer mostrano anche i segni premonitori del diabete. In sostanza nel corso di tale ricerca, il neurologo ha esaminato l'effetto del resveratrolo nella regolazione dei livelli di glucosio nel sangue dei pazienti con lieve e moderata presenza della malattia di Alzheimer: i risultati hanno dimostrano che il resveratrolo agisce sulle proteine del cervello come farebbe una dieta a basso contenuto calorico e zuccheri. In pratica, entrando un po' più nel dettaglio il dottor Raymond Scott Turner ed i suoi colleghi hanno reclutato 128 pazienti e li hanno sottoposti ad un test di tolleranza al glucosio a digiuno: dopo aver ottenuto un livello base, i pazienti hanno effettuato un nuovo test due ore dopo aver mangiato. Questo perché, considerando che il livello degli zuccheri nel sangue varia a seconda della fase digestiva, (innalzandosi nella fase iniziale per poi ridiscendere grazie all'effetto dell'insulina prodotta dal pancreas), una volta passate le suddette due ore, l'elevato valore del glucosio mostra una condizione di pre-diabete o di diabete vero e proprio. Comunque sia i risultati dello studio in questione hanno confermano che, in condizione di digiuno, il 4% dei partecipanti mostrava un tasso glicemico alterato, mentre un ulteriore 2% mostrava la presenza di diabete mellito di tipo 2. Mentre il test eseguito a due ore dal pasto ha mostrato l'intolleranza al glucosio per il 30% dei pazienti, ed un ulteriore 13% mostrava una condizione coerente con la presenza di diabete. Insomma, si tratta complessivamente di un 43% di persone con una tolleranza al glucosio alterata, e pertanto a rischio non solo di insorgenza del diabete, ma anche, appunto, del morbo di Alzheimer; non a caso, il fatto che la glicemia fosse in parte correlata anche con questa patologia era già emerso in passato. Difatti in un altro studio durato 5 anni e condotto su più di 800 persone, (sottoposte a test che misuravano la capacità del cervello di processare le informazioni, totalizzando dei risultati migliori quando risultavano avere livelli di glucosio più bassi), ha evidenziato che coloro che soffrono di diabete rischiano di più, rispetto a chi ha livelli di zuccheri nel sangue normali, di essere colpiti, infine, dalla malattia neurologica in questione.

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