Secondo una nuova teoria, la vergogna sarebbe un "meccanismo di autodifesa universale".


Alcuni teorici sostengono che la vergogna sia una patologia, una condizione da curare, mentre altri la considerano come una semplice emozione inutile e sgradevole. Tuttavia di recente alcuni ricercatori dell'Università di Montréal e del Center for Evolutionary Psychology, (noto anche con la sigla CEP), dell'Università della California a Santa Barbara, tramite uno studio pubblicato sulla rivista PNAS, hanno suggerito un qualcosa di completamente diverso: la vergogna sarebbe il frutto del processo evolutivo ed avrebbe svolto un'importante funzione per antenati dell'uomo moderno. Al riguardo gli stessi scienziati hanno spiegato: "Vivendo in piccoli gruppi altamente interdipendenti, i nostri antenati hanno dovuto affrontare frequenti cambiamenti che mettevano in pericolo la loro vita, e contavano sui membri del loro gruppi per essere valorizzati abbastanza durante i brutti momenti e per superarli. Quindi essere svalutato dagli altri ed essere ritenuti indegni di aiuto era letteralmente una minaccia per la loro sopravvivenza. Pertanto prima di compiere ogni azione risultava essere fondamentale valutare il payoff diretto di una potenziale azione, (ad esempio, «quanto trarrai beneficio rubando questo cibo?»), ed suoi costi sociali, (ad esempio, «quanto altri mi svaluteranno se io rubassi il cibo?», e «quanto è probabile che lo scoprano?»)". Motivo per il quale gli studiosi sono arrivati alla conclusione che l'intensità della vergogna che le persone provano è una previsione generata internamente di quanto gli altri li svaluteranno se prenderanno una determinata decisione: in altre parole la vergogna sarebbe una sorta di "meccanismo di autodifesa" in quanto aiuterebbe a prevedere il giudizio negativo degli altri quando si commette una specifica azione. Inoltre facendo parte della natura umana, questa emozione dovrebbe essere "universale", vale a dire presente in ogni cultura: per provare ciò i ricercatori hanno, infatti, selezionato un insieme di culture linguisticamente, etnicamente, economicamente ed ecologicamente diverse sparse per il mondo. Così facendo hanno scoperto che, all'intero delle 15 società tradizionali di piccole dimensioni prese in esame, l'intensità con cui le persone provavano vergogna quando si immaginavano varie azioni, (il furto, l'avarizia, la pigrizia, ecc...), prediva accuratamente il grado in cui queste azioni avrebbero potuto portare gli altri soggetti nel loro mondo sociale a svalutarli. A tal proposito Daniel Sznycer, primo autore dello studio in questione, ha dichiarato: "In un mondo senza mense, polizia, ospedali o assicurazioni, i nostri antenati dovevano considerare quanto aiuto futuro avrebbero perso se avessero intrapreso varie azioni che altri disapprovavano, ma che allo stesso tempo sarebbero state remunerative in altri modi. Il sentimento di vergogna è un segnale interno che ci allontana da atti che metterebbero a repentaglio quanto le altre persone apprezzino il nostro benessere". Mentre Leda Cosmides, co-direttrice del CEP, nonché una dei principali autori della ricerca, ha puntualizzato: "Perché questo meccanismo funzioni bene, le persone non possono solo inciampare, scoprendo cosa porta alla loro svalutazione una volta successo il fatto. È troppo tardi. Nel fare scelte tra azioni alternative, il nostro sistema motivazionale ha bisogno di stimare in anticipo la quantità di disapprovazione che si innescherebbe per ogni azione alternativa nella mente degli altri". Tra l'altro, sempre stando a quanto hanno fatto sapere gli scienziati, una persona che fa solo ciò che gli altri vogliono sarebbe svantaggiata in quanto completamente aperta allo sfruttamento. D'altra parte, però, un individuo puramente egoista sarebbe evitato rapidamente e considerato come non idoneo a convivere in questo mondo altamente interdipendente; il che rappresenta un altro vicolo cieco. In merito a ciò John Tooby, altro autore dello studio, ha commentato: "Ciò porta ad una previsione quantitativa precisa. Molte ricerche hanno dimostrato che gli umani possono anticipare le ricompense ed i costi personali in modo accurato, come il tempo o il cibo perduto. Nel nostro studio abbiamo ipotizzato che l'intensità specifica della vergogna che una persona avrebbe previsto per aver intrapreso un'azione avrebbe tracciato quanto gli altri nel loro mondo locale avrebbero valutato negativamente quella persona se avesse intrapreso quell'atto specifico. La teoria che stiamo valutando è che l'intensità della vergogna che si prova quando si considera se intraprendere una potenziale azione non è soltanto un sentimento o una motivazione; porta anche informazioni vitali che ci seducono a fare scelte che bilanciano non solo i costi ed i benefici personali di un'azione, ma anche i suoi costi e benefici sociali. La vergogna prende l'ipotetica futura disapprovazione degli altri e la modella in un tormento personale calibrato con precisione che incombe quanto più l'atto arriva a commissionare o scoprire". Invece lo stesso Daniel Sznycer ha proseguito affermando: "La vergogna, come il dolore, si è evoluta come difesa. La funzione del dolore è di impedirci di danneggiare il nostro stesso tessuto. La funzione della vergogna è di impedirci di danneggiare i nostri rapporti sociali, o di motivarci a ripararli se lo facciamo". In ogni caso, come già anticipato, in questo studio è stato messo in evidenza come la vergogna sia "universale": gli studiosi hanno, infatti, visto che la vergogna non solo rispecchiava la disapprovazione dei membri della propria comunità, ma anche quella dei partecipanti stranieri in ciascuna delle altre piccole società, (dalle isole Mauritius alla Mongolia, passando per l'Amazzonia). Al riguardo Daniel Sznycer ha continuato dichiarando: "Abbiamo osservato una corrispondenza straordinariamente stretta tra la valutazione negativa della comunità in merito alle persone che mostrano ciascuno degli atti o dei tratti che abbiamo chiesto loro e l'intensità con cui gli individui provavano vergogna al solo pensiero di intraprendere quelle azioni o di mostrare quei tratti. I sentimenti di vergogna si muovono davvero di pari passo con i valori detenuti da coloro che ci circondano, come predice la teoria". Ed ha, infine, concluso spiegando: "Ulteriori studi hanno dimostrato che è specificamente la vergogna, (al contrario di altre emozioni negative), che tiene traccia della svalutazione degli altri. Il male morale non è necessario. In altre ricerche abbiamo dimostrato che le persone provano vergogna nel momento in cui gli altri vedono le loro azioni in modo negativo, anche quando sanno di non aver fatto nulla di sbagliato".

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