Secondo una nuova ipotesi, Marte sarebbe cresciuto molto più lentamente di quanto pensato.


Molto probabilmente il Sistema Solare primordiale, (un luogo notoriamente parecchio caotico), potrebbe contenere prove che indicherebbero che Marte fu colpito da dei planetesimi, (ovvero piccoli protopianeti fino a circa 1.930 km di diametro), all'inizio della sua storia; o almeno questa è la nuova ipotesi avanzata da alcuni ricercatori del Southwest Research Institute e dell'Università del Maryland, tramite uno studio pubblicato sulla rivista Science Advances, durante il quale hanno simulato la miscelazione dei materiali associati a questi impatti, rivelando che il famigerato Pianeta Rosso potrebbe essersi formato in un arco temporale molto più lungo di quanto si pensasse in precedenza. In pratica un importante problema ancora irrisolto nella scienza planetaria è proprio la formazione di Marte ed in che misura la sua evoluzione iniziale è stata influenzata da collisioni: si tratta di una domanda a cui è difficile rispondere considerando che miliardi di anni di storia hanno costantemente cancellato prove di eventi di impatto precoce. Tuttavia fortunatamente parte di questa evoluzione è registrata nei meteoriti marziani, anche se dei circa 61.000 meteoriti ritrovati sulla Terra, solo circa 200 sono di origine marziana, espulsi dal Pianeta Rosso da collisioni più recenti: questi meteoriti presentano grandi variazioni di elementi "siderofili", (come il tungsteno ed il platino), che hanno un'affinità da moderata ad elevata per il ferro e che tendono a migrare dal mantello di un pianeta al suo nucleo centrale di ferro durante la formazione. In sostanza le prove della presenza di questi elementi nel manto marziano campionate dai meteoriti sono importanti perché, come già anticipato, indicano che Marte fu bombardato dai planetesimi qualche tempo dopo la fine della sua formazione nucleare primaria. Inoltre lo studio degli isotopi di particolari elementi prodotti localmente nel mantello del pianeta tramite processi di decadimento radioattivo ha aiutato gli scienziati a capire quando la formazione del pianeta è stata completata. Al riguardo Simone Marchi, uno dei principali autori della ricerca in questione, ha spiegato: "Sapevamo che Marte aveva ricevuto elementi come il platino e l'oro dalle prime e grandi collisioni. Per indagare su questo processo, abbiamo eseguito simulazioni di impatto dell'idrodinamica delle particelle levigate. In base al nostro modello, le prime collisioni produssero un manto marziano eterogeneo simile ad una torta di marmo. Questi risultati suggeriscono che la visione prevalente della formazione di Marte potrebbe essere distorta dal numero limitato di meteoriti disponibili per lo studio". Ad ogni modo, basandosi sui risultati ottenuti dagli isotopi del tungsteno nei meteoriti marziani, finora la comunità scientifica aveva stabilito che il Pianeta Rosso crebbe rapidamente entro circa 2-4 milioni di anni dopo che il Sistema Solare iniziò a formarsi. Ciò nonostante, come già detto, adesso il suddetto nuovo studio ha teorizzato che grandi e precoci collisioni potrebbero aver alterato l'equilibrio isotopico del tungsteno, e ciò potrebbe voler dire che Marte possa aver impiegato fino a 20 milioni di anni per ultimare la sua formazione. In merito a ciò Robin Canup, altra principale responsabile delle analisi, ha dichiarato: "Le collisioni di proiettili abbastanza grandi da avere i loro nuclei e mantelli potrebbero comportare una miscela eterogenea di quei materiali nel primo manto marziano. Questo può portare ad interpretazioni diverse sui tempi della formazione di Marte rispetto a quelle che presuppongono che tutti i proiettili siano stati piccoli ed omogenei". Tuttavia i meteoriti marziani che sono arrivati sulla Terra probabilmente hanno avuto origine solo da alcune località del pianeta: la nuova ricerca ha, infatti, mostrato che il mantello marziano avrebbe potuto ricevere varie aggiunte di materiali proiettili, portando a concentrazioni variabili di elementi "siderofili". Comunque sia la prossima generazione di missioni su Marte, (compresi i piani per restituire campioni sulla Terra), fornirà nuove informazioni per comprendere meglio la variabilità degli elementi "siderofili" nelle rocce marziane nonché la prima evoluzione del Pianeta Rosso. A tal proposito lo stesso Simone Marchi ha, infine, concluso affermando: "Per comprendere appieno Marte, dobbiamo comprendere il ruolo svolto dalle prime e più energiche collisioni nella sua evoluzione e composizione".

Di seguito una rappresentazione artistica delle suddette collisioni:
https://i.imgur.com/Y8zkxpX.jpg
...ed un breve video realizzato dai ricercatori:

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