Individuato un legame tra l'ipotiroidismo nelle madri in gravidanza e l'ADHD nei figli.

 
Sembra proprio che livelli basse di sostanze chimiche chiave che regolano il corpo delle madri durante i primi tre mesi di gravidanza possano interferire con lo sviluppo cerebrale del loro bambino; o almeno questo è quanto hanno rilevato recentemente alcuni ricercatori della NYU-Long Island School of Medicine, del Kaiser Permanente West Los Angeles Medical Center e del Kaiser Permanente Southern California nel corso di uno studio pubblicato sull'American Journal of Perinatology. In pratica queste sostanze chimiche, (per la precisione ormoni), sono prodotte dalla tiroide e sono, appunto, note per influenzare la crescita fetale: la comunità scientifica ha, infatti, sospettato a lungo che le interruzioni nella loro produzione, (condizione chiamata ipotiroidismo), possano contribuire allo sviluppo del disturbo da deficit di attenzione/iperattività, (meglio conosciuto con l'acronimo ADHD). Ed adesso grazie alla suddetta nuova indagine gli scienziati hanno dimostrato che effettivamente che i bambini le cui madri sono stati diagnosticate con l'ipotiroidismo poco prima o durante le prime fasi della gestazione avevano il 24% in più di probabilità di essere colpiti da tale disturbo rispetto ai bambini le cui madri non hanno ricevuto una diagnosi della condizione in questione. Al riguardo Morgan Peltier, uno dei principali autori, ha spiegato: "I nostri risultati mostrano anche che i bambini nati da donne ipotiroidee erano quattro volte più vulnerabili all'ADHD rispetto alle bambine le cui madri avevano l'ipotiroidismo. Inoltre abbiamo visto che i bambini ispanici nati da madri ipotiroidee avevano un rischio più alto di qualsiasi gruppo etnico preso in esame. I nostri risultati rendono chiaro che la salute della tiroide ha probabilmente un ruolo molto più grande nello sviluppo del cervello fetale e disturbi comportamentali, (come l'ADHD), rispetto a quanto abbiamo capito in precedenza". Ed ha poi aggiunto: "Abbiamo anche osservato che una volta che una gravidanza ha raggiunto il secondo trimestre, l'ipotiroidismo di una donna ha avuto poco effetto sui suoi figli. Una possibile spiegazione di ciò è che a questo punto il feto ha iniziato a produrre i propri ormoni tiroidei e quindi è meno vulnerabile alle carenze della madre". In sostanza per arrivare a tali conclusioni gli studiosi hanno seguito 329.157 bambini dalla nascita fino ai 17 anni, tutti nati negli ospedali della Kaiser Permanente Southern California. In merito a ciò lo stesso Morgan Peltier ha continuato affermando: "Si tratta del primo sforzo su larga scala negli Stati Uniti per esaminare un potenziale legame tra l'ipotiroidismo di una madre e l'ADHD nei suoi figli. A differenza delle precedenti ricerche in Europa, il nostro nuovo studio ha incluso persone di diverse origini etniche ed ha osservato i bambini per quasi due decenni. Questo lungo periodo di studio ci ha permesso di catturare meglio i casi di ADHD nei bambini man mano che invecchiavano e progredivano a scuola". Ad ogni modo, come parte della loro ricerca, i ricercatori hanno analizzato le cartelle cliniche dei bambini ed hanno raccolto informazioni chiave sulle loro madri, (tra cui l'età durante la gravidanza, la razza ed il reddito familiare): tutti i bambini sono stati valutati per l'ADHD utilizzando gli stessi criteri, che hanno aiutato a prevenire incoerenze nel modo in cui sono stati identificati i casi del disturbo. Insomma, così facendo si è scoperto che complessivamente 16.696 bambini avevano ricevuto una diagnosi di ADHD e che, come già anticipato, i bambini ispanici le cui madri avevano bassi livelli di ormoni tiroidei durante la gestazione avevano un rischio aumentato del 45% per il disturbo dello sviluppo neurologico rispetto ad un rischio aumentato del 22% nei bambini bianchi le cui madri avevano la stessa condizione. A tal proposito Morgan Peltier ha concluso dichiarando: "I risultati del nostro team sono abbastanza forti da giustificare un attento monitoraggio delle donne incinte con bassi livelli di ormoni tiroidei. I bambini le cui madri avevano bassi livelli di ormoni tiroidei durante la gravidanza potrebbero potenzialmente beneficiare di una sorveglianza più precoce per i segni dell'ADHD, (come, ad esempio, disattenzione, iperattività e difficoltà a concentrarsi su un compito). Ricerche precedenti hanno scoperto che un intervento rapido può aiutare a gestire l'ADHD e rendere più facile per i bambini avere successo in classe e nell'apprendimento delle abilità sociali". Comunque sia ora gli scienziati prevedono di indagare maggiormente su questo legame per scoprire se l'ipotiroidismo durante la gravidanza può aumentare anche il rischio di altri disturbi dello sviluppo neurologico, (come, ad esempio, l'epilessia, la paralisi cerebrale infantile e le difficoltà nel parlare): le loro intenzioni sarebbero, infatti, quelle di esplorare altri fattori che possono aumentare il rischio di ADHD nei bambini, tra cui, infine, l'esposizione durante il periodo della gestazione a tossine ambientali come ritardanti di fiamma trovati in mobili imbottiti, dispositivi elettronici ed altri elettrodomestici.

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