Constatato che la melatonina potrebbe essere efficace anche contro il rene policistico.


Sembra proprio che la melatonina, un ormone comunemente associato alla regolazione sonno/veglia, possa ridurre la comparsa di cisti renali; o almeno questo è quanto hanno rilevato alcuni ricercatori della Concordia University e del BH Bioscience, Montreal per mezzo di uno studio condotto su un gruppo di moscerini della frutta ed i cui risultati sono stati pubblicati recentemente sulla rivista Molecules. In pratica, basandosi su delle loro ricerche precedenti, gli scienziati sono arrivati alla conclusione che la melatonina può ridurre le cisti nei tubuli renali dei suddetti moscerini: si tratta di strutture che sono presenti anche nei mammiferi più complessi, (compresi gli esseri umani), dove prendono il nome di nefroni. In sostanza, sempre secondo gli studiosi, questa scoperta potrebbe influenzare il modo in cui vengono trattate certe malattie renali e ridurre la necessità di trapianti di rene: la loro speranza sarebbe, infatti, che i risultati ottenuti possano avere implicazioni per quanto riguarda soprattutto il trattamento delle persone che soffrono di malattia policistica renale autosomica dominante, (nota anche con la sigla ADPKD), vale a dire una condizione genetica cronica e progressiva caratterizzata dalla crescita di decine di cisti nei nefroni, la quale attualmente risulta essere incurabile e colpisce circa 12,5 milioni di soggetti in tutto il mondo. Ad ogni modo, considerando che nei vertebrati i nefroni sono incorporati in altri tessuti, i ricercatori hanno deciso di sperimentare, appunto, sui Drosophila, (cioè i comuni moscerini della frutta). Al riguardo Chiara Gamberi, una delle principali autrici degli esami, ha dichiarato: "I Drosophila conservano molti dei componenti del percorso renale che si trovano nei vertebrati ed hanno tubuli renali anatomicamente isolati. Con la microdissezione, possiamo isolare i tubuli e condurre analisi biochimiche e molecolari". Insomma, entrando un po' più nei particolari, gli scienziati hanno allevato alcuni moscerini della frutta con una mutazione del gene Bicaudal C, conosciuto per causare cisti renali in tutti i tipi di esseri viventi, (dalle mosche alle rane ai topi e persino agli esseri umani). Inoltre nel corso dei loro esperimenti gli studiosi hanno somministrato melatonina per 18 giorni ad un gruppo di 50 Drosophila; mentre ad un gruppo di controllo hanno iniettato etanolo: successivamente hanno sezionato i moscerini e segnato le loro cisti, in un processo che ha lo scopo di produrre un indice cistico. In ogni caso così facendo si è scoperto che gli esemplari trattati con con l'ormone in questione avevano cisti molto meno numerose e più piccole rispetto al gruppo di controllo. Per di più i ricercatori sono stati anche in grado di distinguere tre sezioni separate dei tubuli renali dei Drosophila, (ognuna con la sua funzione unica), e di assegnare le cisti ad ogni singola sezione. Ma non è tutto poiché, dopo aver testato diversi composti sulla stessa famiglia di cellule, gli scienziati hanno osservato diverse attività lungo la lunghezza del tubulo: hanno così capito che potevano potenzialmente sviluppare un trattamento mirato a seconda della posizione delle cisti nei nefroni di un paziente. In merito a ciò la stessa Chiara Gamberi, ha proseguito affermando: "Biologicamente parlando, questo ha un sacco di potenziale che ovviamente svilupperemo". Difatti, sebbene la melatonina non è stata precedentemente utilizzata per trattare l'ADPKD, si pensa che abbia qualche speranza: trattandosi di una malattia cronica, il trattamento non può includere componenti tossici; il che esclude la possibilità di utilizzare la chemioterapia e gli antineoplastici, impiegati in oncologia per uccidere le cellule tumorali. Tuttavia tale ormone è completamente non tossico e condivide alcune proprietà con gli antineoplastici e gli agenti antinfiammatori. A tal proposito Chiara Gamberi ha continuato spiegando: "Sappiamo dall'oncologia che la melatonina ha due effetti quando viene somministrata insieme alla chemioterapia. In primo luogo agisce come coadiuvante della chemioterapia, facendola funzionare più efficacemente contro le cellule tumorali. In secondo luogo sembra proteggere le cellule sane dalla tossicità della chemioterapia. In pratica la melatonina aumenta la specificità della chemioterapia. Speriamo che possa avere un effetto positivo simile se usata con un farmaco anti-ADPKD come, ad esempio, il tolvaptan, il quale, però, può danneggiare il fegato". Comunque sia adesso gli studiosi hanno intenzione di condividere questi risultati con l'intera comunità scientifica il più rapidamente possibile. Al riguardo Cassandra Millet-Boureima, altra principale responsabile dell'indagine in questione ha, infine, concluso commentando: "Spero che ci saranno più ricerche sui farmaci che abbiamo testato e che otterremo più risultati che aiuteranno la comunità ADPKD".

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