Stabilito che anche alcuni mammiferi possono usare l'intestino per respirare.


A quanto pare i roditori ed i maiali condividono con alcuni organismi acquatici la capacità di poter utilizzare il loro intestino per respirare; o almeno questo è quanto hanno fatto sapere recentemente alcuni ricercatori della Tokyo Medical and Dental University, della Nagoya University, dell'Università di Kyoto, del Cincinnati Children's Hospital Medical Center, dell'Università della California, Berkeley e della Keio University School of Medicine, attraverso uno studio i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Med. In pratica nel corso dei loro esperimenti gli scienziati hanno dimostrato che la consegna di ossigeno gassoso o liquido ossigenato tramite il retto ha fornito un socorso vitale in due modelli mammiferi di insufficienza respiratoria. Al riguardo Takanori Takebe, uno dei principali autori della suddetta ricerca, ha affermato: "Il supporto respiratorio artificiale gioca un ruolo cruciale nella gestione clinica dell'insufficienza respiratoria dovuta a malattie gravi, (come, ad esempio, la polmonite o la sindrome da distress respiratorio acuto). Anche se gli effetti collaterali e la sicurezza devono essere valutati a fondo negli esseri umani, il nostro approccio può offrire un nuovo modello per sostenere i pazienti gravemente malati con insufficienza respiratoria". In sostanza, come già anticipato, durante la loro evoluzione diversi organismi acquatici hanno sviluppato meccanismi unici di respirazione intestinale per sopravvivere in condizioni di ossigeno basso utilizzando organi diversi dai polmoni o dalle branchie: per esempio, i cetrioli di mare, i pesci d'acqua dolce chiamati loaches, ed alcuni pesci gatto d'acqua dolce usano, infatti, il loro intestino per la respirazione. Tuttavia se anche i mammiferi abbiano delle capacità simili è stato oggetto di discussione per molto tempo, ed adesso a seguito del loro nuovo lavoro gli studiosi riusciti a fornire la prova della respirazione intestinale in gruppi di ratti, topi e maiali: in primo luogo, hanno progettato un sistema di ventilazione intestinale per somministrare ossigeno puro attraverso il retto dei topi ed hanno dimostrato che senza tale sistema nessun esemplare sopravivveva oltre gli 11 minuti in condizioni di ossigeno estremamente basso; mentre con la ventilazione intestinale a gas più ossigeno raggiungeva il cuore ed il 75% dei topi da laboratorio sopravviveva a ben 50 minuti di condizioni normalmente letali di basso ossigeno. Ad ogni modo prendendo in considerazione che il sopracitato sistema di ventilazione a gas intestinale richiede l'abrasione della mucosa intestinale, secondo gli esperti, risulta essere improbabile che essa sia clinicamente fattibile, (specialmente in pazienti gravemente malati); motivo per il quale i ricercatori hanno anche sviluppato un'alternativa basata sui liquidi usando i cosiddetti "perfluorochemicals ossigenati", vale a dire sostanze chimiche che in passato hanno già dimostrato clinicamente di essere biocompatibili e sicure negli esseri umani. Insomma, durante le loro analisi, gli scienziati hanno osservato che questo sistema di ventilazione intestinale liquida forniva benefici terapeutici a roditori e maiali esposti a condizioni non letali di basso ossigeno: i roditori che avevano ricevuto tale tipologia di ventilazione intestinale potevano camminare più lontano in una camera con solo il 10% di ossigeno, e più ossigeno raggiungeva il loro cuore, rispetto quelli che non l'avevano ricevuta; inoltre risultati simili sono emersi pure per quanto riguarda i maiali. Tra l'altro gli studiosi hanno anche rilevato che la ventilazione intestinale liquida aveva invertito il pallore e la freddezza della pelle ed aumentato i loro livelli di ossigeno, senza produrre effetti collaterali evidenti: presi insieme questi risultati hanno mostrato che tale strategia è efficace nel fornire ossigeno che raggiunge la circolazione ed allevia i sintomi di insufficienza respiratoria, appunto, in due sistemi di modello mammifero. Comunque sia ora, con il sostegno della Japan Agency for Medical Research and Development per combattere l'ancora in corso pandemia di COVID-19, gli studiosi hanno in programma di espandere i loro esami preclinici e perseguire i passi normativi per accelerare il percorso di traduzione clinica. A tal proposito lo stesso Takanori Takebe ha, infine, concluso spiegando: "La recente pandemia di SARS-CoV-2 sta travolgendo la necessità clinica di ventilatori e polmoni artificiali, causando una carenza critica di dispositivi disponibili e mettendo in pericolo la vita dei pazienti in tutto il mondo. Il livello di ossigenazione arteriosa fornito dal nostro sistema di ventilazione, se adattato per l'applicazione umana, è probabilmente sufficiente per trattare i pazienti con grave insufficienza respiratoria, fornendo potenzialmente un'ossigenazione salvavita".
 
Di seguito un'immagine che riassume un po' il tutto:
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