Trovati 14 geni che causano l'obesità.


Ultimamente alcuni ricercatori dell'Università della Virginia, dell'Università di Uppsala e del Broad Institute of MIT and Harvard, attraverso uno studio pubblicato sulla rivista PLOS Genetics hanno annunciato di aver identificato 14 geni che possono causare e 3 che possono prevenire l'aumento di peso: il che potrebbe aprire la strada a trattamenti per combattere l'obesità, (ossia un problema di salute che colpisce più del 40% degli adulti americani e sempre più persone a livello globale). Al riguardo Eyleen O'Rourke, una delle principali delle autrici, ha spiegato: "Sappiamo di centinaia di varianti genetiche che hanno maggiori probabilità di presentarsi in individui che soffrono di obesità ed altre malattie. Ma "più probabilità di presentarsi" non significa causare la malattia. Questa incertezza è una grande barriera per sfruttare il potere della genomica della popolazione per identificare gli obiettivi per trattare o curare l'obesità. Per superare questa barriera, abbiamo sviluppato una condotta automatizzata per testare simultaneamente centinaia di geni per un ruolo causale nell'obesità. La nostra prima serie di esperimenti ha scoperto più di una dozzina di geni che causano e tre geni che prevengono l'obesità. Prevediamo che il nostro approccio ed i nuovi geni che abbiamo scoperto accelereranno lo sviluppo di trattamenti per ridurre il peso dell'obesità". In pratica, come già anticipato, l'obesità è ormai diventata un'epidemia mondiale, guidata in gran parte da diete ipercaloriche cariche di zucchero e sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio, così come stili di vita sempre più sedentari; tuttavia anche i geni giocano un ruolo importante, regolando l'accumulo di grasso ed influenzando il modo in cui il corpo brucia il cibo come carburante: motivo per il quale se si riuscisse ad identificare i geni che convertono l'eccesso di cibo in grasso, si potrebbe cercare di inattivarli con i farmaci e di conseguenza scindere l'assunzione eccessiva di cibo dalla condizione patologica di cui sopra. Inoltre, sebbene finora i genomicisti di tutto il mondo abbiano scovato centinaia di geni associati all'obesità, (cosa che significa che i geni sono più o meno prevalenti nelle persone obese rispetto alle persone con un peso nella norma), adesso la sfida sarà quella di determinare quali giocano ruoli causali promuovendo direttamente o aiutando a prevenire l'aumento di peso. Ed è stato proprio per raggiungere un simile obiettivo che i suddetti scienziati si sono rivolti ad umili vermi conosciuti come Caenorhabditis elegans, i quali vermi amano vivere nella vegetazione in decomposizione e si divertono a banchettare con i microbi, condividono più del 70% dei geni con gli esseri umani e, proprio come le persone, possono diventare obesi se vengono alimentati con un'eccessiva quantità di zucchero. In sostanza si tratta di animali nematodi fasmidari che nel corso degli anni hanno offerto grandi benefici per la scienza: sono stati, infatti, impiegati per decifrare come funzionano i farmaci comuni, (tra cui l'antidepressivo Prozac e la metformina che stabilizza il glucosio). Tra l'altro ancora più impressionante è il fatto che negli ultimi 20 anni tre premi Nobel sono stati assegnati per la scoperta di processi cellulari osservati per la prima volta in questi vermi, ma che poi si sono rivelati essere cruciali per malattie come il cancro e la neurodegenerazione, ed anche per lo sviluppo di terapie basate sulla tecnologia RNA. Ad ogni modo durante il nuovo lavoro gli studiosi si sono serviti dei Caenorhabditis elegans per esaminare ben 293 geni associati all'obesità negli esseri umani, con l'obiettivo di definire quali erano effettivamente causa diretta e/o quali avevano una funzione preventiva nei onfronti di questa malattia. Insomma, ciò è stato possibile grazie allo sviluppo di un modello di verme di obesità, alimentando alcuni di essi con una dieta regolare ed altri con una dieta ad alto contenuto di fruttosio: quest'ultimo modello, insieme all'automazione e all'apprendimento automatico supervisionato, ha, appunto, permesso di identificare 14 geni che causano l'obesità e 3 che aiutano a prevenirla. Per di più incredibilmente i ricercatori hanno scoperto che bloccare l'azione di questi 3 geni che impedivano ai vermi di diventare obesi li portava anche a vivere più a lungo e ad avere una migliore funzione neuro-locomotoria: questi sono esattamente il tipo di benefici che gli sviluppatori di farmaci sperano di ottenere dai farmaci anti-obesità. Comunque sia, nonostante allo stato attuale delle cose siano naturalmente necessarie ulteriori analisi, gli scienziati hanno sostenuto che gli indicatori sono incoraggianti: ad esempio, si è visto che bloccare l'effetto di uno dei sopracitati geni in un gruppo di topi da laboratorio ha impedito l'aumento di peso, migliorato la sensibilità all'insulina ed abbassato i livelli di zucchero nel sangue; sempre secondo quanto hanno fatto sapere i medesimi studiosi, questi risultati, (in aggiunta al fatto che i geni in studio sono stati scelti perché sono stati associati all'obesità negli esseri umani), fanno ben sperare che gli esiti saranno validi anche nelle persone. A tal proposito la stessa Eyleen O'Rourke ha, infine, concluso dichiarando: "Le terapie anti-obesità sono urgentemente necessarie per ridurre il peso dell'obesità nei pazienti e nel sistema sanitario. La nostra combinazione di genomica umana con test di causalità in modelli animali promette di produrre obiettivi anti-obesità con maggiori probabilità di successo negli studi clinici a causa della loro prevista maggiore efficacia e riduzione degli effetti collaterali".

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