Appurato che la melatonina può aggravare l'asma.


Come già risaputo da tempo, gli individui che soffrono di asma possono sperimentare spesso un peggioramento dei loro sintomi durante la notte per via della cosiddetta "asma notturna": secondo i vari rapporti, più del 50% delle morti dovute a tale condizione respiratoria si verificano proprio di notte; il che ha suggerito un legame tra i sintomi asmatici notturni e le morti per asma. Tuttavia, sebbene alcuni esperti abbiano proposto diversi fattori scatenanti che potrebbero spiegare la patogenesi dell'asma notturna, i meccanismi precisi che regolano questo fenotipo della suddetta patologia sono rimasti abbastanza ignoti; o almeno così era stato finora, in quanto recentemente alcuni ricercatori della Tohoku University Graduate School of Dentistry e del College of Physicians and Surgeons of Columbia University, grazie ad uno studio i cui risultati sono stati pubblicati a Novembre sull'American Journal of Physiology Lung Cellular and Molecular Physiology, hanno  scoperto che la melatonina, (ossia il cosiddetto "ormone del sonno"), può essere in grado di peggiorare l'asma. In pratica i soggetti colpiti di questa malattia soffrono spesso anche di una broncocostrizione, nel corso della quale i muscoli lisci dei bronchi, (ovvero il percorso che muove l'aria fuori e dentro i polmoni), si contraggono: per alleviare questo disturbo molti assumono un broncodilatatore, (cioè una medicina che, come dice lo stesso nome, allarga i bronchi). Ad ogni modo, secondo quanto hanno osservato gli scienziati e come già anticipato, la melatonina, (la quale viene spesso prescritta per combattere l'insonnia), è in grado di favorire uno stato di broncocostrizione ed indebolire l'effetto rilassante dei broncodilatatori attraverso l'attivazione del recettore MT2 della melatonina. In sostanza per farla breve gli studiosi hanno identificato l'espressione di tale recettore nella muscolatura liscia delle vie aeree umane: hanno visto che l'attivazione del recettore MT2 della melatonina con dosi più elevate di melatonina o di ramelteon, (ossia l'agonista del recettore in questione), potenziava notevolmente la broncocostrizione. Inoltre dai dati ottenuti è emerso anche che la melatonina era capace di attenuare gli effetti rilassanti dell'agonista β-adrenocettore, vale a dire un broncodilatatore ampiamente utilizzato. Al riguardo Kentaro Mizuta, uno dei principali autori della suddetta ricerca, ha spiegato: "Anche se la concentrazione sierica di melatonina non ha indotto significativamente la costrizione delle vie aeree, dosi maggiori di melatonina, (che è clinicamente usata per trattare l'insonnia, il jet lag o il cancro), hanno peggiorato i sintomi dell'asma e compromesso l'effetto terapeutico dei broncodilatatori". Ed ha, infine concluso dichiarando: "La terapia farmacologica che blocca il recettore MT2 della melatonina potrebbe inibire gli effetti dannosi della melatonina sulle vie respiratorie".

Commenti