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martedì 25 luglio 2017

Scoperto un nuovo malware per Mac che accede alla webcam.


A quanto pare un nuovo malware fa capolino tra le piattaforme Mac e, rispetto ai precedenti, desta maggiori preoccupazioni sul fronte della sicurezza e della privacy; o almeno è questo ha fatto sapere in questi giorni Patrick Wardle, direttore della ricerca della Synack, il quale ha annunciato di aver scoperto un codice malevolo in grado di accedere silenziosamente alla webcam dei computer di casa Apple, effettuando scatti, screenshot dello schermo e catturando la pressione dei tasti. In pratica il malware in questione sembra essere una variante di FruitFly, vale a dire un tentativo d'attacco scoperto lo scorso Gennaio e subito risolto da un aggiornamento di macOS, prontamente reso disponibile. In sostanza tale virus pare fosse stato creato sfruttando un antico bug per attaccare direttamente società impiegate nella ricerca biomedica e nella salute; mentre questa sua versione scovata di recente sarebbe destinata al largo pubblico. Per entrare un po' più nei dettagli, al momento il codice malevolo sarebbe stato rinvenuto solo negli Stati Uniti, attraverso l'analisi di alcuni domini a cui il malware si collegherebbe per trasmettere le informazioni riservate dell'utente. Inoltre uno degli indirizzi registrati ha visto un picco di accessi in pochissimi giorni, tanto che sono state rilevate 400 infezioni in pochissime ore. Tra l'altro il malware in questione sarebbe stato incluso in alcuni software fasulli disponibili in Rete e, per poter essere installato sul Mac, è necessario che l'utente acconsenta non solo al download del link, ma anche e soprattutto che immetta la propria password durante la fase d'installazione. Tuttavia, anche se per adesso non sembra che questo virus stia puntando a grandi compagnie informatiche, né risulta che i malintenzionati stiano chiedendo denaro per il recupero dei dati sensibili rubati, non si può comunque rimanere certi delle intenzioni dei creatori, poiché richieste e minacce potrebbero palesarsi in un secondo momento, magari quando le infezioni avranno raggiunto un gran numero di utenti. Per questo motivo Patrick Wardle ha tempestivamente provvisto ad informare le autorità statunitensi, affinché i domini affetti vengano immediatamente bloccati, ed allo stesso tempo ha consegnato quanto rilevato agli ingegneri di Apple, affinché possano provvedere a sviluppare e rilasciare un aggiornamento del sistema operativo. Comunque sia il ricercatore ha, infine, fatto sapere anche che spiegherà nel dettaglio la natura del malware alla prossima conferenza Black Hat USA 2017 che andrà in scena a Las Vegas nei prossimi giorni.


UNICUSANO presenta l'infografica "Industry 4.0 e Smart Factory: Tutti i trend in Italia e in Europa".


La cosiddetta "Industry 4.0" è la tendenza dell'automazione industriale che integra nuove tecnologie produttive per migliorare le condizioni di lavoro ed aumentare la produttività degli impianti. E considerato il crescente sviluppo in Italia di questo nuovo concetto industriale, la Facoltà di Ingegneria dell'Università Niccolò Cusano, (nota anche con la sigla UNICUSANO), in questi giorni ha deciso di realizzare un'infografica intitolata "Industry 4.0 e Smart Factory: Tutti i trend in Italia e in Europa" con lo scopo di scoprire meglio di cosa si tratta. In pratica secondo quanto illustrato in questa infografica, in Europa sembrano essere diversi in Paesi che si stanno muovendo in questo senso: tra gli altri, la Gran Bretagna, (grazie al piano CATAPULT - High Value Manufacturing), la Francia, (con l'Alliance Industrie du Futur), la Germania, (con il piano The Plattform Industrie 4.0), e l'Olanda, (con l'approccio Smart Industry). Successivamente l'infografica procede con l'illustrazione della situazione in Italia dove l'Industria 4.0 vale 1,7 miliardi di euro e questo valore è dato per l'84% da imprese italiane e per il 16% dall'export. Inoltre si può leggere come il Piano nazionale Industria 4.0 italiano, sviluppato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, dal Ministero dell'Economia, dal Ministero dell'Istruzione, dal Ministero del Lavoro ed dal Ministero delle Politiche Agricole e dell'Ambiente, prevede un notevole impegno economico sia per lo Stato, (per circa 24 miliardi di euro), sia per i privati, (per circa 13 miliardi). Per di più sulla base di questo piano lo Stato supporta gli investimenti e cerca di operare promuovendo un matching tra startup, piccole medie imprese innovative, mercato ed investitori. In sostanza gli obiettivi principali del Piano nazionale Industria 4.0 sono quelli di raddoppiare gli iscritti agli istituti tecnici superiori, erogare competenze 4.0 a 200.000 universitari, formare 3.000 manager ed istituire 1.900 dottorati di ricerca. Ad ogni modo nell'infografica in questione è possibile notare quali effetti sta avendo questo piano sul mercato dei progetti italiani: il 63%, (ovvero 1 miliardo), è composto da progetti di connettività ed acquisizione del cosiddetto "Internet Of Things", (28% in più rispetto al 2015); il 20%, (ossia 330 milioni), dall'Industrial Analytics, (23% in più rispetto al 2015); il 9%, (vale a dire 150 milioni), dalla Cloud Manufacturing, (25% in più rispetto al 2015); l'8%, (cioè 120 milioni), dagli investimenti in Advanced Automation, (che nel 2015 non esisteva); e l'1% (ovvero 20 milioni), dall'Advanced Human Machine Interface, (il quale non esisteva nel 2015). Comunque sia al riguardo lo staff della Facoltà di Ingegneria di UNICUSANO hanno, infine, commentato: "La Industry 4.0 è il nuovo concetto che sta cambiando l'idea stessa di fabbrica e produzione. Definita anche "Fabbrica intelligente", la Industry 4.0 è la quarta rivoluzione industriale che passa per il concetto di Smart Factory che si compone di tre parti: Smart Production, Smart Energy e Smart Service. È sicuramente un'importante strada per ripensare il rilancio della manifattura italiana e sostenere la crescita socio-economica dell'intero Paese".

Di seguito la suddetta infografica:
https://www.unicusano.it/blog/images/infografiche/industry-40-infografica.jpg
In collaborazione con BizUp ed UNICUSANO



lunedì 24 luglio 2017

Scoperto che le rocce vulcaniche della Luna potrebbero nascondere una grande quantità d'acqua.


A quanto pare sulla Luna potrebbe esserci una quantità d'acqua molto più alta del previsto che sarebbe nascosta all'interno delle rocce vulcaniche che sono disseminate sulla sua superficie; o almeno questo è quanto ha fatto sapere un recente studio condotto da un gruppo di ricercatori della Brown University, guidati da Ralph Milliken e Shuai Li, e pubblicato in questi giorni sulla rivista Nature Geoscience. In pratica l'acqua intrappolata in questi antichi depositi, che si ritiene siano fatti di piccoli grani di vetro formati dall'eruzione del magma dalle profondità lunari, farebbe pensare che il mantello lunare, (ossia la parte interna), ne sia ricco; contrariamente alle teorie del passato, che lo ritenevano privo. In sostanza il quadro è iniziato a cambiare già dal 2008, con la scoperta di tracce d'acqua in alcuni grani di vetro vulcanici arrivati sulla Terra con le missioni Apollo 15 e 17. Successivamente nel 2011 lo studio dei minuscoli cristalli dentro questi grani ha mostrato che contengono quantità di acqua simili a quelle di alcuni tipi di basalto terrestre, suggerendo così che il mantello lunare, o almeno una sua parte, contenga tanta acqua quanto la Terra. Quindi combinando le misure fatte sui campioni con i dati sulle temperature della superficie lunare, i ricercatori della Brown University hanno trovato tracce dell'acqua in quasi tutte le rocce vulcaniche mappate, incluse quelle prese vicino i siti di atterraggio delle suddette due missioni lunari. Al riguardo lo stesso Ralph Milliken ha spiegato: "Il dilemma era se quei campioni fossero una eccezione o rappresentativi del suolo del nostro satellite. Abbiamo trovato chiari segni di questa presenza utilizzando i dati forniti dai satelliti artificiali ed adesso i nostri dati ci dicono che quella non era una anomalia: la parte interna della Luna è davvero bagnata. La distribuzione di queste rocce ricche d'acqua è la chiave. Sono diffuse sulla superficie, il che ci dice che l'acqua ritrovata nei campioni dell'Apollo non è l'unica". Ad ogni modo questa scoperta, se confermata, avrà conseguenza anche sulle teorie relative all'origine della Luna: l'ipotesi principale è che si sia formata dai detriti di una collisione spaziale tra un di un planetesimo, (chiamato Theia), delle dimensioni di Marte e quella che poi sarebbe diventata la Terra. Tra l'altro una dinamica del genere avrebbe prodotto così tanto calore da impedire all'idrogeno, (necessario a formare l'acqua), di sopravvivere e fermarsi sulla neonata Luna. In tal proposito Shuai Li ha dichiarato: "La crescente evidenza di acqua all'interno del satellite terrestre suggerisce invece che in qualche modo l'idrogeno è sopravvissuto, oppure che è arrivato sulla Luna prima che si solidificasse completamente trasportato da comete o asteroidi. Ma la sua origine resta ancora un mistero". Comunque sia, secondo gli autori dello studio in questione queste riserve sotterranee potrebbero essere utilizzate, infine, come una risorsa molto importante in occasione di futuri progetti di esplorazione.

Di seguito un'immagine che mostra le zone in cui è presente l'acqua:
https://3c1703fe8d.site.internapcdn.net/newman/gfx/news/hires/2017/4-scientistssp.jpg