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martedì 21 novembre 2017

Dimostrato che avere un cane allunga la vita soprattutto alle persone che vivono da sole.


Si sa, vivere con un cane rende più attivi, spinge fuori casa anche quando il clima non è incoraggiante e, come scoperto di recente, ha effetti benefici sulla salute respiratoria dei più piccoli. Tuttavia, secondo quanto scoperto da un gruppo di ricerca internazionale, c'è qualcosa di ancor più stupefacente: un cane in casa ha un effetto protettivo soprattutto sulla salute delle persone che vivono da sole, (una categoria considerata a maggior rischio dai vari studi epidemiologici). In pratica come ha mostrato un gruppo internazionale ricercatori durante uno studio pubblicato su Nature Scientific Reports, e guidato da Tove Fall, docente di epidemiologia all'Università di Uppsala, per una persona che vive con un cane il rischio di mortalità e quello di ammalarsi di malattie cardiovascolari sono ridotti rispettivamente del 33% e dell'11% se confrontati con quelli di chi invece vive da solo. Entrando un po' più nei particolari, lo studio in questione è stato reso possibile grazie ai dati raccolti dai registri dell'anagrafe canina e dal cosiddetto personnummer, (il numero di identità nazionale che ogni svedese usa per i vari servizi, dalla banca alla sanità fino alla scuola ed alle assicurazioni). In sostanza per chi non lo conoscesse si tratta di un metodo che fa sì che ogni visita all'ospedale venga inserita nelle banche dati e gli scienziati vi possano avere accesso per le loro ricerche, naturalmente dopo che le informazioni sono state de-identificate per il rispetto della privacy. Ad ogni modo così facendo i ricercatori hanno studiato l'associazione tra l'avere un cane e lo stato di salute usando 7 database con informazioni su 3,4 milioni di persone tra i 40 e gli 80 anni, (tra le quali era incluso anche un gruppo di gemelli), e seguendone gli sviluppi in un follow-up durato ben 12 anni. Durante questo periodo i partecipanti sono stati sottoposti ad alcuni test e suddivisi in più gruppi: chi viveva con un cane e chi no e chi viveva da solo con un cane e chi con un cane ed altre persone. Insomma, dai dati raccolti è emerso, appunto, che avere un cane è un fattore di protezione soprattutto per le persone che non dividono la casa con nessuno in quanto questo membro della famiglia extra, (seppur a quattro zampe), fa la differenza proprio perché, come ha spiegato anche la stessa Tove Fall, in generale la mancanza di supporto sociale nelle persone single è considerata un importante fattore di rischio. Inoltre un altro aspetto curioso è che i cani di razze tipicamente usate per la caccia hanno un effetto positivo ancora più spiccato; anche se al riguardo lo studioso ha proseguito dichiarando: "Stabilire con certezza il perché di ciò non è semplice, ma molto probabilmente le persone che scelgono cani così attivi sono più in forma già da prima, ed i cani stessi contribuiscono a tenere in movimento i loro proprietari". Tra l'altro la lunga lista di studi epidemiologici e scientifici che ruotano intorno ai cani potrebbero aiutare a trovare delle associazioni; difatti in tal proposito Tove Fall ha proseguito affermando: "Forse i cani proteggono la nostra salute cardiovascolare proprio perché ci spingono ad uno stile di vita più attivo o perché incoraggiano un contatto sociale, o ancora potrebbe trattarsi della loro influenza sul microbioma del proprietario. Tuttavia negli studi di questo tipo i ricercatori devono considerare molti aspetti. Ad esempio, il fatto che i cani di casa non sono presenti sul territorio in modo omogeneo ma più comuni nelle zone rurali, e ovviamente nelle famiglie. Non tenerne conto influenzerebbe i risultati". Motivo per il quale il nuovo studio è importante in quanto la letteratura scientifica, finora, aveva dato risultati controversi: alcune indagini condotte sui pazienti con patologie coronariche avevano mostrato che chi ha un cane aveva maggior possibilità di sopravvivere; altre condotte su persone sane avevano identificato quella che in epidemiologia viene chiamata "associazione inversa" tra la presenza di un cane ed una diagnosi di dislipidemia, diabete o ipertensione, quindi il cane era un fattore di protezione; mentre altre ancora non avevano trovato prove sufficienti per parlare di un qualche effetto protettivo. In ogni caso, secondo gli esperti, è anche possibile che la differenza tra chi ha un cane e chi non lo ha inizi ben prima del suo arrivo in casa, perché una persona già attiva ed in buona salute potrebbe essere più propensa ad adottarne o comprarne uno. Comunque sia Tove Fall ha, infine, concluso sottolineando: "I risultati della nostra ricerca si possono generalizzare anche alle altre popolazioni che abbiano una cultura simile quando si tratta del rapporto con il cane. Inoltre i dati raccolti, seppur limitati, mostrano che il livello di attività fisica ed i problemi di salute precedenti all'arrivo del cane non influenzano i nostri risultati in modo significativo. Ma c'è comunque bisogno di fare ulteriori ricerche al riguardo".


domenica 19 novembre 2017

Scoperto che Plutone è freddissimo anche per colpa della nebbia che lo avvolge.


A quanto pare, se Plutone è un pianeta nano freddissimo non è solo per via della sua enorme distanza dal Sole, ma anche a causa della nebbia che lo avvolge e che assorbe calore, tanto che la temperatura attuale del pianeta tocca i 203 gradi sotto lo zero e non di 173 gradi sotto zero, come ci si aspettava. O almeno questo è quanto hanno scoperto alcuni ricercatori dell'Università della California a Santa Cruz i quali hanno pubblicato uno studio sulla rivista Nature, reso possibile grazie ad una simulazione dell'atmosfera, appunto di Plutone. In pratica a scoprire che il piccolo pianeta è molto più freddo di quanto immaginato era stata la sonda New Horizons della NASA, i cui dati, catturati durante l'avvicinamento a Plutone del 14 Luglio del 2015, avevano mostrato che nell'atmosfera del pianeta ci sono, appunto, temperature di 203 gradi sotto lo zero, suggerendo l'esistenza di processi di raffreddamento finora sconosciuti. Difatti, come già anticipato, grazie alla suddetta simulazione dell'atmosfera di Plutone, i ricercatori californiani sono riusciti a vedere come la temperatura atmosferica del pianeta nano sia regolata anche dalle particelle di foschia di idrocarburi piuttosto che da molecole di gas, rendendolo un caso unico nel Sistema Solare. Al riguardo Xi Zhang, principale autore dello studio in questione, ha affermato: ''Plutone è il primo corpo planetario che conosciamo in cui l'atmosfera è dominata dalle particelle di foschia allo stato solido invece che dai gas''. Tra l'altro, come hanno fatto sapere gli esperti, questi banchi di nebbia, (ben visibili nelle immagini inviate da New Horizons), sono il risultato di reazioni chimiche che avvengono negli strati superiori dell'atmosfera del pianeta nano, a circa 700 chilometri dalla superficie, dove i raggi ultravioletti interagiscono con gli atomi di azoto e metano: così facendo li inducono ad aggregarsi, formando, appunto, particelle di idrocarburi che assorbono il calore. Comunque sia, secondo quanto hanno fatto sapere gli scienziati, questo risultato potrebbe, infine, aiutare a comprendere la composizione dell'atmosfera dei vari pianeti esterni al Sistema Solare e di conseguenza a calcolarne anche la temperatura.


AC/DC: Malcolm Young muore all'età di 64 anni.


Nella giornata di ieri, 18 Novembre 2017, gli AC/DC hanno rilasciato un comunicato ufficiale in cui purtroppo viene data la brutta notizia della morte di Malcolm Young, storico chitarrista e co-fondatore della band australiana. In pratica, come noto da tempo, nel 2014 il musicista si era prima dovuto assentate durante la registrazione di Rock or Bust e poi era stato costretto ad abbandonare permanentemente gli AC/DC proprio prima l'inizio del Rock or Bust World Tour a causa delle sue condizioni di salute: soffriva, infatti, di demenza che gli aveva causato problemi nel ricordare le canzoni da suonare; al suo posto era subentrato il nipote Stevie Young. Ma non è tutto: dopo il Black Ice Tour, nel 2010, gli era stato diagnosticato un cancro ai polmoni, che fortunatamente aveva sconfitto grazie all'intervento tempestivo dei medici, e soffriva anche di un problema cardiaco non ben specificato per il quale era stato costretto a portare un pacemaker. Tuttavia, come già anticipato, Malcolm Young si spento per cause ancora non ben chiare all'età di 64 anni ed a quasi un mese dalla morte, (all'età di 70 anni), di George Young, suo fratello maggiore nonché produttore della band australiana. Ad ogni modo in merito alla scomparsa del chitarrista nel suddetto comunicato si può leggere: «È con profondo dispiacere che vi informiamo della morte di Malcolm Young, amato marito, padre, nonno e fratello. Malcolm aveva sofferto di demenza per diversi anni ed è morto pacificamente con la sua famiglia al suo capezzale. Famoso per la sua abilità musicale, Malcolm è stato un cantautore, chitarrista, performer, produttore e visionario che ha ispirato molti. Fin dall'inizio, sapeva cosa voleva raggiungere ed, insieme a suo fratello minore, è salito sul palcoscenico mondiale dando il massimo in ogni spettacolo. Niente di meno avrebbe fatto per i loro fan». Mentre in un secondo comunicato, (condiviso anche su Facebook), si può leggere: «È con profonda tristezza del cuore che oggi gli AC/DC devono annunciare la scomparsa di Malcolm Young. Malcolm, insieme ad Angus, è stato il fondatore e creatore degli AC/DC. Con enorme dedizione ed impegno è stato la forza trainante della band. Come chitarrista, cantautore e visionario era un perfezionista ed un uomo unico. Ha sempre creduto nelle proprie idee e ha sempre detto e fatto esattamente quello che voleva. Ha sempre raccolto molta stima in tutto quello che ha fatto. La sua lealtà verso i fan era insuperabile. In quanto suo fratello è difficile esprimere a parole ciò che ha significato per me durante la mia vita, il legame che avevamo era unico e molto speciale. Lascia un enorme patrimonio che vivrà per sempre. Malcolm, lavoro ben fatto».

Di seguito il suddetto post su Facebook: