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domenica 24 settembre 2017

Secondo un recente studio, la 6ª estinzione di massa potrebbe iniziare nel 2100.


In passato alcuni studi avevano spostato l'attenzione su quella che potrebbe essere la estinzione di massa: c'è chi ha spiegato come la Terra sia già entrata in questa fase e chi invece ha evidenziato come il pianeta possa essere, appunto, sull'orlo di una nuova estinzione di massa. Tuttavia a quanto pare questa 6ª estinzione di massa potrebbe non essere tanto lontana a causa dell'aumento delle concentrazioni di carbonio nell'atmosfera e negli oceani: la loro quantità potrebbe raggiungere il limite tollerato dall'ambiente entro il 2100 e nei successivi 10.000 anni si andrebbe incontro ad un disastro ecologico. O almeno questo è quanto ha indicato un modello pubblicato in questi giorni sulla rivista Science Advances da un gruppo di geologi e matematici del Massachusetts Institute of Technology, (noto anche con la sigla MIT), coordinato da Daniel Rothman, i quali l'hanno elaborato in base all'andamento del ciclo del carbonio negli ultimi 540 milioni di anni. Difatti nel corso di quest'arco di tempo sulla Terra sono avvenute ben 5 estinzioni di massa, tutte dovute all'aumento delle concentrazioni di carbonio nell'atmosfera e negli oceani: la peggiore è stata quella del Permiano-Triassico, che circa 251 milioni di anni fa fece scomparire l'81% delle specie marine ed il 70% dei vertebrati terrestri, (tra cui i dinosauri). In pratica i ricercatori si sono chiesti se l'attuale ciclo del carbonio stia attraversando un'anomalia tale da portare, appunto, ad una nuova estinzione di massa: per trovare una risposta non è stato sufficiente analizzare le emissioni di CO2 avvenute dal XIX secolo ad oggi perché anomalie del ciclo carbonio si sono verificate in un arco temporale lunghissimo, anche di milioni di anni. Motivo per il quale il gruppo di scienziati in questione hanno analizzato i cambiamenti nel ciclo del carbonio avvenuti prima delle suddette 5 estinzioni, individuando per ognuna di esse delle quantità limite, vale a dire dei valori-soglia che, se superati, l'ambiente non riesce più a tollerare e che sono stati chiamati "soglie di catastrofe". In sostanza, come già anticipato, secondo il modello, il limite potrebbe essere raggiunto nel 2100, quando le attività umane potrebbero aggiungere negli oceani una quantità di carbonio compresa tra 300 e 500 miliardi di tonnellate. Tuttavia il disastro ecologico non avverrà il giorno dopo: secondo lo stesso Daniel Rothman, ci vorrà un po' di tempo e potrebbe, infine, verificarsi nel giro di circa 10.000 anni.


sabato 23 settembre 2017

DolphinAttack, la tecnica che permette di hackerare gli assistenti vocali attraverso gli ultrasuoni.


A quanto pare è possibile prendere il controllo di tutti i principali assistenti vocali attraverso lo sfruttamento degli ultrasuoni; o almeno questo è quanto hanno fatto sapere di recente alcuni ricercatori cinesi della Zhejiang University, i quali hanno scoperto una grave vulnerabilità e l'hanno descritta all'interno di uno studio scientifico pubblicato dalla Cornell University Library. In pratica questa tecnica è stata rinominata "DolphinAttack", (molto probabilmente per via del fatto che anche i delfini utilizzano gli ultrasuoni), e, come già anticipato, è in grado di mettere a rischio in particolar modo i dispositivi Apple che utilizzano Siri, quelli Google che integrano Ok Google, (noto anche come Google Now), quelli di Amazon con Alexa e quelli Microsoft che possiedono Cortana. In sostanza entrando un po' più nei dettagli, questo sistema si basa su ultrasuoni che non possono essere sentiti dall'orecchio umano, ma che vengono percepiti dal microfono e decodificati dal software utilizzato dell'assistente vocale: il risultato è che il controllo su quest'ulitmo passa nelle mani di altre persone. Inoltre il tutto avviene sfruttando una tecnologia abbastanza semplice che richiede solamente uno smartphone, un piccolo speaker ed un amplificatore per produrre gli ultrasuoni. Motivo per il quale adesso in molti si stanno chiedendo perché vengano realizzati apparecchi che possano riconoscere ed essere controllati da ultrasuoni, non producibili da una voce umana; anche se la risposta non è univoca. Difatti se da una parte si potrebbe spiegare con il fatto che gli ultrasuoni vengano usati per facilitare il riconoscimento della voce umana, (grazie alla comparazione di un suono che li contiene con un altro che al contrario non li mostra), dall'altra si pensa che molte aziende vogliano utilizzare gli ultrasuoni per far comunicare tra loro i vari dispositivi, (da qui la necessità che i microfoni riconoscano anche queste frequenze). Tuttavia entrambe le ipotesi dimostrano come i suoni fuori dallo spettro udibile dell'uomo abbiano una loro utilità dal punto di vista tecnologico. Ad ogni modo fortunatamente questa tecnica può essere utilizzata soltanto a distanza ravvicinata: va da sé che gli assistenti vocali di dispositivi in casa risultano essere difficili da hackerare, ma non per questo sono sicuri al 100%. Comunque sia per il momento l'unico modo per potersi difendere dal "DolphinAttack" rimane quello di disabilitare l'impostazione che mantiene sempre possibile la comunicazione con l'assistente vocale; anche se in questo modo ci si ritrova, infine, nella situazione paradossale di non poter più utilizzare i vari assistenti vocali realizzati appositamente per ricevere ordini o richieste dagli utenti in qualsiasi momento.

Di seguito un breve video d'esempio:




Allo studio un vaccino contro la carie dentaria.


In questi giorni alcuni ricercatori della Chinese Academy of Sciences hanno pubblicato uno studio su Scientific Reports che descrive un vaccino in grado di prevenire l'insorgenza di carie e di conseguenza ridurre il bisogno di otturazioni. In pratica al momento i ricercatori, in collaborazione del Wuhan Institute of Virology, (noto anche con la sigla WIOV), hanno testato su dei topi da laboratorio una fusione di proteine che sembra dare risultati incoraggianti nel prevenire le infezioni che causano la carie: una delle malattie croniche più diffuse a livello mondiale, causata dalla degenerazione del tessuto del dente. Entrando un po' più nel dettaglio il team di scienziati si è accanito soprattutto contro una specifica specie di batteri particolarmente cariogena e molto presente nel cavo orale: lo Streptococcus mutans. Inoltre in studi precedenti, gli stessi ricercatori cinesi aveva testato un mix di proteine ricombinanti, (cioè ottenute a partire dalla combinazione di materiale genetico di origini differenti), del suddetto batterio e dell'Escherichia coli, che pur essendo efficace nel proteggere dalla carie portava con sé effetti collaterali indesiderati, come lesioni infiammatorie del cavo orale. Tuttavia dopo vari aggiustamenti il team ha ottenuto una seconda combinazione di queste proteine, che è stata somministrata ad alcuni gruppi di topi attraverso la cavità nasale: così facendo gli scienziati hanno scoperto che questa sorta di vaccino è risultato avere una copertura dalla carie del 64,2% nei topi non affetti dalla patologia; mentre negli esemplari con denti già cariati questa copertura scendeva al 53,9%. Tra l'altro anche se l'efficacia del preparato in questione è risultata essere equivalente a quella della prima versione, questa volta non ci sono stati effetti collaterali. Comunque sia naturalmente servirà del tempo prima che una versione adatta all'uomo sia messa a punto, ma se realizzato, un simile vaccino potrebbe risultare estremamente utile nelle aree di mondo in cui le visite dal dentista sono una rarità per via delle scarse possibilità economiche: risolvendo così problemi legati non tanto all'estetica, quanto, infine, alla facilità di masticazione e nutrizione.