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sabato 19 agosto 2017

UNOPIÙ presenta l'infografica "Roma città del cinema".


Lo stretto rapporto tra Roma ed il cinema dura ormai da decenni: sono tanti i film che, nel corso degli anni, hanno avuto come sfondo la cosiddetta "Città Eterna", (e non solo), e sono innumerevoli gli eventi e le iniziative cinematografiche che ogni anno vengono organizzate nella Capitale. Non a caso, con l'arrivo dell'estate, è stato rinnovato il consueto appuntamento con il cinema all'aperto ed, in vista di questo, UNOPIÙ, (azienda specializzata in arredamento da esterno e famosa per aver fornito l'amaca Amanda durante le riprese de La Grande Bellezza, il film premio Oscar di Paolo Sorrentino), ha deciso di realizzare l'infografica "Roma città del cinema" che ripercorre, appunto, la storia del cinema a Roma dagli anni '20 fino agli anni '90. In pratica l'infografica in questione spiega come la storia del cinema romano sia iniziata nel 1924 con la fondazione dell'Istituto LUCE e diversi anni dopo, nel 1937, di Cinecittà. Da lì in poi il cinema romano ha fatto dei passi da gigante, passando dai primi documentari fino ad arrivare a veri e propri capolavori cinematografici: da Roma città aperta fino, appunto, a La Grande Bellezza, passando dal neorealismo rosa, le commedie, (tra cui, ad esempio, Poveri ma belli; Belle ma povere; Le ragazze di Piazza di Spagna; e Guardi e Ladri), i film polizieschi, quelli politici, quelli western, (con le opere di Sergio Leone), gli horror di Dario Argento ed i vari cinepanettoni dei fratelli Enrico e Carlo Vanzina. Inoltre in questi anni si sono affermato i grandi attori romani come Alberto Sordi, Nino Manfredi e Carlo Verdone. Tra l'altro da questa infografica emerge anche che Roma è un set cinematografico perfetto per qualsiasi genere di film: sono tante le pellicole che, grazie alla maestosità dei monumenti e la bellezza dei vicoli e dei quartieri, sono diventati famosi, (da Cabiria del 1914 a Suburra del 2015, passando per Un americano a Roma, Ladri di biciclette, I soliti ignoti, Il sorpasso, C'eravamo tanto amati, Nuovo Cinema Paradiso, Romanzo Criminale e Youth - La giovinezza). Difatti, per esempio, non si può non pensare a La Dolce Vita senza avere davanti agli occhi la scena della Fontana di Trevi con Marcello Mastroianni e Anita Ekber, o a Vacanze Romane senza avere in mente la scena in cui Gregory Peck si sottopone alla prova della Bocca della Verità, oppure ancora a La Grande Bellezza senza pensare ai luoghi di Roma immortalati alla perfezione da Paolo Sorrentino, quali il Colosseo, le Terme di Caracalla, il Gianicolo ed il Palazzo Spada. Ad ogni modo oltre ad essere il set cinematografico più bello del mondo, Roma è sede anche degli eventi cinematografici più importanti quali: il David di Donatello, Globo d'oro ed il Festa del Cinema di Roma. Come se non bastasse a testimoniare l'importanza che ha il grande schermo a Roma, è anche il numero dei cinema: sono 351 le sale cinematografiche presenti sul territorio romano e 161.056 gli spettacoli tenutosi nel giro di 6 mesi.

Di seguito la suddetta infografica:
https://www.unopiu.it/wp/wp-content/uploads/2017/08/unopiu%CC%80_cinema_2707.jpg
In collaborazione con BizUp ed UNOPIÙ.



venerdì 18 agosto 2017

Motorola brevetta un display che si auto-ripara con il calore.


Come molti sapranno, lo schermo di uno smartphone è senza dubbio l'elemento più fragile e soprattutto uno dei più costosi da sostituire; motivo per il quale in questi giorni Motorola ha depositato presso lo United States Patent and Trademark Office, (noto anche con la sigla USPTO), un brevetto di 27 pagine nelle quali viene descritta una tecnologia che potrebbe risolvere una volta per tutte il problema dei display rotti: si tratta di una particolare tecnica che permette agli schermi dei dispositivi di auto-ripararsi grazie al calore. Per entrare un po' più nel dettaglio, la tecnologia descritta dal produttore statunitense prevede l'impiego di un polimero a memoria di forma, vale a dire un materiale che, come suggerisce lo stesso nome, è in grado di ritornare alla sua forma originaria dopo una deformazione, appunto, grazie all'ausilio di una piccola quantità di calore. In pratica quello che suggerisce Motorola è di usare questo polimero per la realizzazione dello strato superiore dello schermo, invece del vetro o della comune plastica. Inoltre alcuni sensori installati sotto il display rileveranno eventuali danni, (graffi o piccole lesioni), e, tramite un'apposita applicazione, verrà chiesto all'utente di indicare l'area interessata, disegnando una forma intorno ad essa. Per di più anche se il calore necessario per l'autoriparazione verrà generato dallo stesso smartphone, il sistema funziona anche con il calore del corpo umano, (e quindi teoricamente lo schermo potrebbe ripararsi da solo anche quando il dispositivo si trova nella tasca dei pantaloni), ed il risultato finale dipenderà ovviamente dall'entità del danno. Tra l'altro, anche se è più economico del vetro e risulta essere meno piacevole al tatto, questo polimero potrebbe essere sfruttato per realizzare schermi dei cosiddetti "dispositivi rugged", (ossia quelli utilizzati in ambienti in cui facilmente il device si potrebbe danneggiare), oppure per bambini. Comunque sia per il momento non è dato sapere se questa soluzione futuristica possa un giorno arrivare realmente sul mercato, in quanto abbastanza spesso molti brevetti rimangono, infine, solo sulla carta.

Di seguito alcune immagini del suddetto brevetto:
https://s28.postimg.org/5exkc6f7x/0-002.png
https://s28.postimg.org/hjctt5s3x/0-003.png
https://s28.postimg.org/4uij9hlzh/0-004.png
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...ed un video che spiega il funzionamento dei polimeri in questione:



giovedì 17 agosto 2017

Deadpool 2: La stunt-woman Joi Harris muore in un incidente sul set; sospese le riprese.


Come si è visto più volte, quello dello stuntman è un lavoro abbastanza pericoloso dove a volte si verificano incidenti che possono portare a più o meno gravi ferimenti o addirittura alla morte. Ed infatti, dopo il grave infortunio della controfigura di Milla Jovovich sul set di Resident Evil: The Final Chapter ed la recente morte di John Bernecker durante le riprese dell'8ª stagione di The Walking Dead, lo scorso Lunedì, secondo quanto dichiarato dalla polizia di Vancouver, una stunt-woman è morta in un incidente mentre girava una scena in motocicletta sul set di Deadpool 2. In pratica la donna si chiamava Joi "S.J." Harris era stata ingaggiata come controfigura di Zazie Beetz, (ovvero l'interprete di Domino), e stava girando una scena di inseguimento in sella ad una Ducati nera quando ha perso il controllo del veicolo, che l'ha sbalzata contro un vicino edificio. Sfortunatamente la donna era priva di casco, in quanto la scena prevedeva che anche Domino lo fosse, e quindi il trauma cranico riportato nella caduta purtroppo le è risultato fatale. In merito all'accaduto la 20th Century Fox ha rilasciato un breve comunicato nel quale si può leggere: «Siamo estremamente rattristati dall'incidente avvenuto sul set di Deadpool 2 questa mattina. I nostri cuori e le nostre preghiere sono con la famiglia, gli amici ed i colleghi del membro del nostro staff, durante questo periodo difficile». Mentre alcune ore dopo l'incidente anche Ryan Reynolds, l'attore che interpreta Deadpool, ha pubblicato sul suo profilo Twitter un messaggio nel quale ha scritto: «Oggi, abbiamo tragicamente perso un membro del nostro staff durante le riprese di Deadpool. Siamo distrutti, scioccati e devastati… ma ci rendiamo conto che nulla potrà avvicinarsi al lutto ed all'inspiegabile dolore che la sua famiglia ed i suoi cari devono provare in questo momento. Il mio cuore va a loro — insieme ad ogni singola persona che lei ha conosciuto in questo mondo». Naturalmente la produzione del film, diretto da David Leitch, (dopo l'abbandono di Tim Miller dovuto a "divergenze creative" con l'attore protagonista), e che dovrebbe arrivare nei cinema nel 2018, è stata momentaneamente fermata fino a data da stabilirsi.

Di seguito un reportage realizzato dalla CBC:




mercoledì 16 agosto 2017

Osservato per la prima volta il "dialogo" tra due fotoni.


In questi giorni alcuni ricercatori del CERN di Ginevra e dall'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, (noto anche con la sigla INFN), sono riusciti ad osservare per la prima volta due particelle di luce "dialogare" tra loro, grazie alla modifica del loro impulso, l'energia e la direzione. In pratica questo fenomeno, descritto sulla rivista Nature Physics e sul sito dell'INFN, è stato osservato da ATLAS, ovvero uno dei sei rivelatori di particelle costruiti per il Large Hadron Collider, (il più grande acceleratore di particelle del mondo conosciuto anche con la sigla LHC), e si tratta un risultato molto significativo perché l'interazione fra particelle di luce, (scientificamente note come fotoni), non è prevista dalla teoria classica dell'elettromagnetismo e rappresenta una delle prime previsioni dell'elettrodinamica quantistica, (o QED). Al riguardo Marina Cobal, coordinatrice per l'INFN dell'esperimento ATLAS, ha dichiarato: "Questo risultato è molto importante: si tratta della prima prova diretta che la luce interagisce con sé stessa alle alte energie. Questo fenomeno non è contemplato dall'elettromagnetismo classico e quindi quanto osservato fornisce una significativa prova della nostra comprensione della teoria quantistica dell'elettromagnetismo". Tuttavia per ottenere questo risultato i ricercatori hanno dovuto aspettare a lungo ed hanno dovuto studiare oltre 4 miliardi di eventi: si riteneva da tempo che sarebbe stato possibile riuscire ad osservare il fenomeno alle energie altissime raggiunge dall'acceleratore LHC nella nuova fase di attività e le speranze non sono andate deluse, in quanto i dati raccolti nel 2015, (ovvero quando nell'acceleratore si sono scontrati ioni di piombo ad energie senza precedenti), hanno portato all'individuazione di 13 candidati per il cosiddetto "scattering fotone-fotone" ed all'osservazione del "dialogo" in questione. Per farla breve, quando i pacchetti di ioni di piombo risultavano essere accelerati intorno ad essi si è generato un enorme flusso di fotoni e successivamente quando questi ioni si sono incontrati al centro del rivelatore ATLAS, solo pochi hanno effettivamente colliso, ed i fotoni vicini hanno potuto interagire l'uno con l'altro, cominciando, appunto, a "dialogare" fra loro. Comunque sia, come hanno spiegato loro stessi,

 i fisici di ATLAS continueranno a studiare il fenomeno in questione durante il prossimo esperimento con ioni pesanti all'interno del LHC, previsto, infine, per il 2018.


martedì 15 agosto 2017

Dalla Scozia il primo "carburante alcolico" a base di wishy.


Durante un recente esperimento alcuni ricercatori della Celtic Renewables, (una società "spin-off" dell'Università Napier), hanno deciso di sostituire la normale benzina ed il diesel con la bevanda scozzese per eccellenza: il whisky. O per meglio dire, in collaborazione con la Tullibardine Distillery, (una storica distilleria del Perthshire), sono riusciti a mettere a punto una sorta di "carburante alcolico", (chiamato scientificamente biobutanolo), ottenuto dagli scarti provenienti dal processo di maltazione, (chiamati draff), e da un liquido, (chiamato pot ale), ricavato dalla prima distillazione della tradizionale bevanda alcolica. Al riguardo Martin Tangney, presidente della Celtic Renewables ha spiegato: "Quello che abbiamo sviluppato è stato un processo per combinare le diverse parti degli scarti derivanti dagli scarti della produzione del whisky. Attraverso il processo di fermentazione Aceton Butilica Etanolica, (o ABE), si ottiene la sostanza chimica chiamata biobutanolo". Tuttavia a soddisfare maggiormente i ricercatori scozzesi è stata la possibilità di utilizzare questo "carburante alcolico" senza la necessità di apportare alcuna modifica ai motori delle normali automobili: nel loro primo test drive, infatti, i ricercatori hanno utilizzato una comune Ford Focus. Inoltre il biobutanolo è un prodotto facile da fabbricare dato che ogni anno l'industria del whisky produce, solo in Scozia, circa 750.000 tonnellate di draff e 2 miliardi di litri di pot ale: una quantità di residuo che lo stesso Martin Tangney ha definito "privo di valore nell'industria del whisky". Insomma, gli scienziati impegnati nel progetto si sono detti convinti che il loro "carburante alcolico" a base di whisky abbia enormi potenzialità e potrebbe creare un nuovo settore economico per la Scozia dall'indotto di oltre 100 milioni di sterline e quindi alimentare un giro d'affari molto ampio, ma anche cambiare il rapporto con le energie pulite. Difatti, secondo gli esperti della Celtic Renewables, se tutti i Paesi maggiori produttori della celebre bevanda si impegnassero nella produzione di biobutanolo, ci si potrebbe davvero trovare di fronte ad un'alternativa efficace ed economica alla benzina ed al diesel. Comunque sia, grazie alle sue ricerche, sempre di recente la Celtic Renewables ha ricevuto una sovvenzione pubblica dal Governo Scozzese di 9 milioni di sterline da impiegare nella realizzazione di un impianto commerciale per il biobutanolo che dovrebbe essere terminato nel 2018 ed, infine, essere pienamente operativo entro il 2019.

Di seguito un video che riassume un po' il tutto:
...ed un video che mostra il primo test drive:



lunedì 14 agosto 2017

Trovato l'insetto "headbanger".


A quanto pare l'heavy metal è in grado di coinvolgere tutti, (o quasi), indipendentemente dalla specie a cui si appartiene: in passato alcuni studi avevano mostrato come i grandi squali bianchi amino il metal per via delle basse frequenze ed i toni forti tipici di questo genere musicale, e praticamente da sempre nel regno animale si hanno testimonianze di pits circolari e mosh pits, (alcuni esempi qui). Inoltre a questi esempi in questi giorni si è andato ad aggiungere anche l'insetto "headbanger": si tratta di una sorta di un insetto simile ad una blatta o uno scarafaggio che è stato filmato mentre muove la testa su e giù a ritmo di brutal death metal. In pratica, registrato apparentemente in Ungheria, questo video mostra alcuni ragazzi condividere le proprie cuffie con un insetto locale di passaggio con risultati piuttosto sorprendenti e buffi: non appena sente la canzone l'artropode si ferma e si "trasforma" in un metallaro iniziando a muovere la testa assieme alla musica. Comunque sia, anche se si tratta di un video di qualche hanno fa ed alcune musiche sono state aggiunte in fase di post-produzione per enfatizzare maggiormente il momento, si tratta indubbiamente di una clip abbastanza divertente che di recente è tornata a galla ed è stata pubblicata su Facebook, dove nel giro di una settimana ha riscosso un gran successo con quasi 12 milioni di visualizzazioni, oltre 113.000 Mi Piace e circa 209.000 condivisioni.

Di seguito il suddetto video:



domenica 13 agosto 2017

Ritrovata in Antartide una torta di oltre 100 anni perfettamente conservata.


In questi giorni alcuni ricercatori dell'Antarctic Heritage Trust hanno annunciato di aver ritrovato in alcuni dei più vecchi edifici nella zona di Capo Adare, (in Antartide), una torta che risale ad oltre 100 anni fa e che si trovava perfettamente conservata all'interno di una scatola di metallo ancora chiusa della pasticceria britannica Huntley & Palmers. In pratica i ricercatori hanno fatto sapere che si tratta di una torta alla frutta datata tra il 1910 ed il 1913 durante la Spedizione Terra Nova, vale a dire una spedizione antartica britannica con scopi puramente scientifici e di esplorazione geografica comandata da Robert Falcon Scott, il quale a quanto pare portò con sé il dolce. In sostanza, anche se la scatola di metallo era in cattive condizioni, la torta al suo interno sembrava essere commestibile ed a gran sorpresa profumava ancora: per arrivare al "cuore" della torta, i ricercatori hanno prima dovuto rimuovere la ruggine, poi stabilizzare chimicamente il rivestimento ed effettuare una procedura di disacidificazione dell'etichetta. Al riguardo Lizzie Meek, principale responsabile della scoperta, ha raccontato la sorpresa di aver trovato una torta in perfette condizioni all'interno di una scatola metallica vecchia più di un secolo e che, tra l'altro, rappresenta un pasto perfetto per le condizioni climatiche dell'antartico, nonché l'alimento preferito, ancora oggi, dei viaggiatori moderni nelle zone più ghiacciate del pianeta. Difatti ha spiegato: "Trovare una così perfettamente conservata torta di frutta in mezzo a l'ultima manciata di oggetti non ancora identificati e severamente corrosi è stata una bella sorpresa. È un alimento ad alto contenuto energetico, ideale per le condizioni antartiche e tutt'ora preferito per i viaggi moderni sui ghiacci". Comunque sia i ricercatori non hanno trovato solo la torta in questione: nel corso della loro spedizione, (iniziata a Maggio del 2016 e terminata lo scorso Luglio), hanno ritrovato anche altri 1.500 artefatti. Motivo per il quale nei prossimi mesi gli scienziati dell'Antarctic Heritage Trust si metteranno all'opera per restaurare quanto recuperato, oltre che agli edifici di Cape Adare in modo da trasformare, infine, il sito in un'Antarctic Specially Protected Area, (nota anche on la sigla ASPA).

Di seguito alcune immagini della torta in questione:
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https://www.nzaht.org/uploads/huntley-and-palmers-598a4db9453c97.58081627-1500x.JPG
https://www.nzaht.org/uploads/fruit-cake598a4de2408c68.28255362-1500x.JPG



sabato 12 agosto 2017

Dimostrato che la solitudine e l'isolamento sociale possono uccidere più dell'obesità.


Come noto,gli esseri umani di per sé sono degli animali sociali e di conseguenza l'essere connessi socialmente con gli altri viene considerato un bisogno umano fondamentale e cruciale sia per il benessere che per la sopravvivenza. Difatti, a quanto pare la solitudine e più nello specifico l'isolamento sociale possono rappresentare un pericolo per la salute pubblica più dell'obesità ed il loro impatto è cresciuto e continuerà a crescere; o almeno questo è quanto ha dimostrato una ricerca presentata in questi giorni al 125° incontro annuale dell'American Psychological Association, (nota anche con la sigla APA). In pratica a condurre tale ricerca è stata la professoressa Julianne Holt-Lunstad, psicologa della Brigham Young University, la quale ha illustrato 2 revisioni della letteratura sull'isolamento sociale ed il rischio di morte prematura che ne potrebbe conseguire. In sostanza la prima metanalisi, condotta su 148 studi, (per un totale di oltre 300.000 partecipanti), ha messo in evidenza che una maggiore connessione sociale è associata ad un rischio di morte precoce ridotto del 50%. Mentre il secondo studio, che ha coinvolto 70 studi, (ai quali avevano partecipato un totale di più di 3,4 milioni di individui provenienti principalmente dall'America settentrionale ma anche dall'Europa, dall'Asia e dall'Australia), ha fatto emergere il ruolo che l'isolamento sociale, la solitudine o il vivere da soli possono avere sulla mortalità: i ricercatori hanno, infatti, scoperto che questi fattori hanno un identico effetto significativo sul rischio di morte prematura, uguale o addirittura maggiore di quello di altri fattori di rischio già ben noti, come, ad esempio, l'obesità. Ad ogni modo non è la prima volta che gli psicologi dell'APA affrontano il problema delle ricadute sulla salute dell'isolamento sociale. Infatti in passato alcuni esperimenti estremi hanno dimostrato come la mancanza di contatto umano potesse addirittura uccidere i neonati; senza contare che tra le punizioni più pesanti ancora oggi, ad esempio in carcere, viene applicato l'isolamento sociale. Tra l'altro i rischi legati alla solitudine oggi si fanno sentire ancora di più: sono milioni e milioni gli adulti che vivono da soli, che non sono sposati, che non convivono e che non hanno figli: a soffrire di solitudine cronica soltanto negli Stati Uniti sarebbero circa 42,6 milioni di persone e perlopiù gli over 45. Come se non bastasse al mondo d'oggi le persone sono sempre meno in contatto tra loro nella vita vera, (mentre lo sono di più sui vari Social Network), e per questo si ritrovano a sperimentare sempre più di frequente la solitudine e/o l'isolamento sociale. Al riguardo la stessa Julianne Holt-Lunstad ha spiegato: "Ci sono prove robuste che l'isolamento sociale e la solitudine aumentano significativamente il rischio di mortalità precoce, influenzando anche altre condizioni mediche, e la grandezza del rischio supera quella di molti indicatori di salute". Per di più con l'invecchiamento della popolazione, si prevede che l'effetto della solitudine sulla salute pubblica aumenterà, tanto che i ricercatori parlano già di "epidemia di solitudine" riferendosi non solo ai Paesi ricchi; motivo per il quale il prossimo obiettivo dei ricercatori è quello di capire cosa si può fare per migliorare la situazione. Difatti alcuni consigli che gli esperti danno in tal proposito sono: stimolare le interazioni sociali trai i bambini a scuola, prendere in considerazione il livello di vita sociale dei pazienti quando si effettua una diagnosi, e promuovere spazi di incontro sociale, in particolare per coloro che, avendo smesso di lavorare, hanno, infine, visto svanire i rapporti con i colleghi, (che per alcuni costituiscono le uniche relazioni interpersonali).


venerdì 11 agosto 2017

Twitch fa ufficialmente il suo debutto su desktop.


In questi giorni, a distanza di circa 5 mesi dal rilascio dalla versione beta, Twitch ha finalmente deciso di lanciare la versione finale della sua applicazione desktop, (che può essere scaricata dal sito ufficiale all'indirizzo app.twitch.tv), nella quale gli utenti, oltre a poter utilizzare ovviamente tutte le funzionalità disponibili sull'equivalente versione accessibile mediante browser, noteranno sicuramente alcuni miglioramenti in termini di prestazioni ed alcune novità esclusive non presenti nelle altre versioni. Difatti questa applicazione desktop consente la visualizzazione di clip, video on demand e live stream, oltre che accedere alle chat ed inviare i Bits tramite Cheering. Tuttavia a differenza della web app, Twitch per desktop offre una maggiore velocità e permette di sfruttare funzionalità uniche: una delle quali si chiama "Dark Mode" e, come facilmente intuibile, permette di sostituire l'interfaccia originale con una variante con sfondo scuro e testo chiaro, più riposante per gli occhi soprattutto durante le sessioni notturne. Inoltre considerando che quando termina una trasmissione nella versione per browser della piattaforma di video streaming di proprietà di Amazon, (che l'ha acquistata circa 3 anni fa per la modica cifra di 970 milioni di dollari), gli utenti non possono più interagire tra loro, i responsabili hanno deciso di aggiungere nella versione desktop la funzionalità "Server" che consente alla community di chattare anche quando lo streaming è offline; mentre la funzione "Friend Sync" permette, come dice lo stesso nome, la sincronizzazione degli amici. Tra l'altro chi non si accontenta dei messaggi privati può effettuare chiamate vocali e video tramite l'invio di un semplice link con un solo amico o con un intero gruppo, (massimo 5, se la qualità video è in HD). Come se non bastasse, nella versione di Twitch per desktop è stato, infine, introdotto anche il supporto a CurseForge, vale a dire la famosa community nella quale sono disponibili migliaia di mod ed add-on per vari giochi, (tra cui Minecraft, Wolrd of Wordcraft, Wolrd of Tanks, Skyrim e molti altri).

Di seguito un breve video di presentazione:



giovedì 10 agosto 2017

Alesi, il baby antenato comune a scimmie ed uomini.


In questi giorni un gruppo internazionale di antropologi hanno scoperto che i resti del cranio di un antico primate sono risultati essere quelli di un antenato comune dell'uomo e delle scimmie antropomorfe che ancora popolano la Terra. In pratica ribattezzato Alesi, (il suo nome scientifico è Nyanzapithecus Alesi), risale a circa 13 milioni di anni fa, (ovvero nel Miocene, un periodo in cui le specie degli ominidi non si erano ancora differenziate per dare origine al genere homo), ed si tratta del più antico e meglio conservato fossile di una scimmia antropomorfa mai ritrovato finora: secondo gli scienziati assomigliava ad un gibbone ma senza le sue ben note capacità acrobatiche. In pratica, sepolto dalle ceneri di un vulcano ad ovest del Lago Turkana, (come in una sorta di Pompei preistorica; un evento fortunato, per gli scienziati in quanto i fossili di questo tipo sono molto rari e ben poco si sa dell'evoluzione dell'epoca), a riportarlo alla luce nel 2014 era stato John Ekusi, un cacciatore di fossili keniano del Turkana Basin Institute. Tuttavia, come già anticipato, soltanto un recente studio pubblicato sulla rivista Nature e condotto da un team internazionale di antropologi coordinato da Isaiah Nengo, della Stony Brook University, e da Fred Spoor, dell'University College London, ha permesso di aggiungere un nuovo tassello alla storia dell'evoluzione dei primati. In sostanza, grazie ad alcune immagini a raggi X e 3D ottenute presso l'European Synchrotron Radiation Facility e che hanno evidenziato le linee di accrescimento in alcuni denti da adulto che dovevano ancora spuntare, i ricercatori hanno stabilito che Alesi quando è morto era ancora un cucciolo, (anche se non è stato possibile scoprire se si trattasse di un esemplare maschio o femmina), di appena un anno e quattro mesi e che, se fosse diventato adulto avrebbe raggiunto un peso di circa 11 chili. Tra l'altro sono stati proprio i denti ad indicare agli studiosi che si trovavano di fronte a una specie non ancora classificata; difatti al riguardo nel loro studio hanno scritto: «Appartiene al genere dei Nyanzapithecus, (un gruppo molto vicino agli ominoidi), ma i suoi molari erano molto più larghi, il che fa supporre che si trattasse di una specie più grande delle altre». Per di più solamente dal suo piccolo teschio, delle dimensioni di un pugno, (il suo cervello era grosso più o meno come un limone), gli scienziati hanno saputo ricavare molti indizi, a cominciare dalla sue scarse doti di acrobata: l'organo dell'equilibrio nell'orecchio interno, infatti, ha mostrato una forma associata a movimenti lenti e prudenti piuttosto che ai rapidi volteggi da un ramo all'altro che si possono ammirare, appunto, nei gibboni. In tal proposito nello studio in questione si può leggere: «I gibboni sono noti per i loro movimenti acrobatici sugli alberi, ma le orecchie interne mostrano che Alesi non avrebbe potuto avere la stessa abilità». Mentre lo stesso Isaiah Nengo ha affermato: "La scoperta di Alesi dimostra che questo gruppo era vicino alle origini delle attuali scimmie antropomorfe e degli umani, e che questa origine era africana". Comunque sia Giorgio Manzi, antropologo e paleoantropologo dell'Università degli Studi di Roma "La Sapienza", ha, infine, commentato tale ricerca affermando: "La scoperta aggiunge un tassello alla storia dell'evoluzione umana e contribuisce a chiarirne le origini che ha in comune con le scimmie antropomorfe africane, di cui fanno parte scimpanzé e gorilla. Alcuni studi collocavano l'antenato comune a Nord del Mediterraneo, ma questa scoperta ha messo le cose a posto".

Di seguito alcune immagini:
http://bucket2.glanacion.com/anexos/fotos/21/2509221.jpg
https://i.kinja-img.com/gawker-media/image/upload/t_original/sza4ub6h1k6wj5jiv6jj.jpg
http://i2.cdn.turner.com/cnn/dam/assets/170810133619-alesi-ape-skull-1-exlarge-tease.jpg
http://i.dailymail.co.uk/i/pix/2017/08/09/15/43197F8700000578-0-image-a-13_1502287340043.jpg
...le immagine 3D del piccolo cranio:

...ed un video che riassume il tutto:




mercoledì 9 agosto 2017

Disney annuncia la separazione da Netflix.


Molto probabilmente si tratta di una notizia che a molti non farà sicuramente piacere: in un futuro non troppo il catalogo di contenuti targati Disney scomparirà, (o quanto meno a non essere più aggiornato), da Netflix; o almeno questo è quello che è stato annunciato in un lungo comunicato ufficiale della multinazionale in cui viene spiegato come il gruppo abbia deciso di porre fine alla partnership con la piattaforma di  distribuzione via internet di film, serie televisive ed altri contenuti d'intrattenimento originali, con l'obiettivo di dare vita a 2 nuovi servizi di sua proprietà; anche se non si tratterà di una cosa immediata e gli utenti non vedranno cambiamenti prima del 2019. In pratica un primo servizio sarà incentrato sullo sport di ESPN, (di cui Disney detiene il pacchetto di maggioranza), farà il suo debutto nel 2018 ed ospiterà oltre 10.000 eventi ogni anno, in diretta ed in differita, tra appuntamenti locali, nazionali ed internazionali, mentre l'altro sarà dedicato alla trasmissione di film e serie Tv, debutterà nel 2019 e di fatto costituirà l'unica piattaforma dove vedere, (almeno negli Stati Uniti), i film Disney e Pixar in uscita come, ad esempio, Toy Story 4, Frozen 2 ed il live-action movie del Re Leone; senza contare i contenuti relativi a Disney Channel, Disney Junior e Disney XD. Insomma, questa mossa è chiaramente connessa alle performance nettamente in calo registrate dal network ESPN, che nell'ultimo anno ha visto contrarre i propri introiti. Inoltre Disney ha colto l'occasione ed ha anche annunciato di aver intenzione di acquisire la maggioranza della BAM Technologies, (azienda che fornisce un'infrastruttura per lo streaming già utilizzata da realtà come HBO, MLB, NHL e WWE), con un investimento economico quantificato in 1,58 miliardi di dollari per garantirsi un ulteriore 42% ed arrivare così al 75% in quanto già possiede il 33%. Difatti nel suddetto annunciato si può leggere: «La Walt Disney Company ha annunciato oggi di aver raggiunto un accordo per l'acquisizione della maggioranza di BAMTech, LLC e lancerà il suo servizio di streaming video multisport con marchio ESPN all'inizio del 2018, seguito da un nuovo servizio di streaming targato Disney e diretto con i consumatori nel 2019». E successivamente il comunicato continua spiegando: «A seguito di questa decisione strategica, Disney terminerà il suo accordo di distribuzione con Netflix per lo streaming dei nuovi contenuti, a partire da quelli rilasciati nell'anno 2019». Comunque sia, anche se al momento Netflix non ha commentato ufficialmente tale decisione, un portavoce ha fatto sapere che, nonostante il cambiamento in questione, le serie Marvel TV, (come, ad esempio, Daredevil, Luke Cage, Jessica Jones, Iron Fist e The Punisher), rimarranno, infine, sulla piattaforma.


martedì 8 agosto 2017

Dimostrato che soffiare sulle candeline può aumentare la carica batterica della torta del 1.400%.


È una cosa abbastanza sensata, ma finora quasi nessuno ci aveva mai fatto caso: spegnere le candeline su una torta di compleanno può spargere i germi presenti nella bocca della persona che soffia sul dolce. In pratica a dimostrarne la fondatezza è stato uno studio condotto da un team di ricercatori della Clemson Universityi cui risultati sono stati pubblicati in questi giorni Journal of Food Research. In sostanza per il loro esperimento i ricercatori hanno riprodotto delle classiche torte di compleanno spargendo uniformemente della glassa su un foglio di carta stagnola posizionato su una base di Styrofoam. Tuttavia prima che i partecipanti potessero spegnere le candeline messe sopra questi finti dolci, è stato chiesto loro di mangiare una fetta di pizza, in modo da stimolare le ghiandole salivali: dall'analisi dei campioni di glassa è così emerso che quelli su cui erano state spente le candeline presentavano il 1.400% in più di batteri, (vale a dire una carica batterica circa 14 volte superiore), rispetto a quelli su cui nessuno ci aveva soffiato sopra; mentre in un caso il numero di batteri era addirittura aumentato di oltre 120 volte. Al riguardo Paul Dawson, docente di sicurezza alimentare nonché uno dei principali autori della ricerca, in un'intervista rilasciato al magazine The Atlantic, ha spiegato: "Alcune persone soffiano sulle candeline e non trasferiscono alcun batterio, mentre altre, per qualsivoglia ragione, spargono un sacco di batteri". Ad ogni modo, nonostante l'eventuale probabilità di contagio batterico riportata nello studio in questione, lo stesso studioso ha però voluto precisare come non sia il caso di rinunciare al classico rituale di compleanno tanto amato dai bambini, affermando: "Dal mio punto di vista non rappresenta una preoccupazione per la salute e probabilmente anche ripetendolo 100.000 volte, il rischio di ammalarsi sarebbe davvero minimo". Comunque sia viene da sé che se colui che ha soffiato sopra alle candeline fosse raffreddato o malato, sarebbe meglio evitare di mangiare la torta; anche se in questo caso non si tratta, infine, di scienza ma semplicemente di buonsenso.


lunedì 7 agosto 2017

Facebook chiuderà l'applicazione Groups.


A quanto pare dal prossimo Settembre Facebook metterà la parola fine all'applicazione Groups, (che permette agli amministratori dei Gruppi di gestirli direttamente); o almeno questo è quanto si può leggere in un comunicato apparso in questi giorni all'interno dell'applicazione stessa. Tuttavia questa mossa non andrebbe intesa come un disimpegno di Facebook nei confronti dei Gruppi, ma solamente di una riorganizzazione interna: i Gruppi stanno acquisendo sempre più importanza all'interno della piattaforma tanto che il Social Network in Blu ha deciso di migliorare l'esperienza d'uso portando i loro strumenti di gestione direttamente all'interno della sua applicazione principale e quindi Groups è diventata piuttosto un inutile. Motivo per il quale i responsabili di Facebook hanno pensato fosse meglio concentrare i loro sforzi su di un'unica piattaforma invece che disperdere energie e risorse su più fronti. Inoltre molto probabilmente l'applicazione Groups non ha mai riscosso un grande successo e quindi, come già anticipato, il Social Network in Blu ha ben pensato di riportare la gestione dei Gruppi all'interno della sua applicazione principale. Al riguardo nel suddetto comunicato si può leggere: «Grazie per aver usato l'applicazione Groups. A partire dall'1 Settembre quest'applicazione se ne andrà in modo che possiamo concentrarci nel migliorare l'esperienza dei Gruppi sull'applicazione principale di Facebook. Non preoccupatevi tutti i vostri gruppi saranno presenti all'interno dell'applicazione principale. Apprezziamo la vostra comprensione mentre lavoriamo per migliorare i Gruppi». Ad ogni modo c'era d'aspettarsi un annuncio simile, che probabilmente era nell'aria da diverso tempo: nell'ultimo periodo, infatti, l'applicazione in questione funzionava un po' a singhiozzo ed era stata rimossa sia dal Play Store che dall'App Store. Insomma, come già spiegato, dal primo Settembre 2017 l'applicazione Groups cesserà di esistere e chi la utilizza ancora oggi ovviamente non sarà più in grado di gestire i Gruppi attraverso di essa. Tuttavia non si tratta di un grosso problema visto che, come detto, la gestione passerà nuovamente all'applicazione principale. Comunque sia l'applicazione Groups non è l'unica applicazione di Facebook che viene cancellata e le cui funzioni ritornano all'interno dell'applicazione principale: gli esempi possono essere molti, basta pensare a Paper, l'aggregatore di notizie rimosso dagli store circa un anno fa. Insomma, si potrebbe dire che l'unica applicazione esterna al Social Network in Blu che riesce, infine, a vivere davvero di luce propria è Messenger che con oltre un miliardo di utenti attivi continua a crescere senza sosta.

Di seguito il suddetto comunicato:
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domenica 6 agosto 2017

SLIPKNOT: Shawn Crahan vorrebbe realizzare un doppio concept album.


In questi giorni Shawn Crahan, il percussionista degli Slipknot noto con il nickname "The Clown", durante un'intervista concessa a NME ha parlato della composizione dei pezzi per il prossimo album della band e di un eventuale tour mondiale di supporto. In pratica le parole del batterista sono state: "Vi dirò questo: abbiamo deciso di fare le cose in modo diverso. La nostra etichetta era stata acquistata e venduta, le persone che erano soliti darmi consigli sono andate via, ma siamo ancora in piedi. Non aspetteremo che Corey Taylor dica che è pronto, nessuno aspetterà che io finisca di dirigere un film, e la stessa cosa vale se qualcuno vuole andare in tour con qualcun altro. Ogni 3 o 4 mesi ci siamo riuniti e abbiamo scritto fino a 30 giorni. Attualmente abbiamo circa 27 bozze di nuovi brani. Sette o otto sono complete ma non sono veri e propri pezzi finiti. Per questo motivo alcuni fan iniziano a prendersela con Corey per non essere presente o con Jim che vuole fare qualcosa di diverso. Noi, come artisti, abbiamo chiesto di riunirci ogni 3 o 4 mesi e "gonfiare" i nostri cervelli con l'arte. Stiamo cercando di creare quanta più arte possibile". Ed ha poi proseguito spiegando: "Per i 3 anni in cui siamo stati in tour abbiamo scritto e registrato tutto il tempo. Ci ritroveremo a Settembre. Per adesso Corey è impegnato con gli Stone Sour e quando avrà finito, avrà bisogno di una piccola pausa. Fa sempre così. Poi tornerà a lavorare ai pezzi ed ai testi degli Slipknot. Molti di noi si troveranno a Settembre per lavorare a queste 27 bozze. Il nostro obiettivo è riuscire ad avere brani a sufficienza per un doppio album. Non ho idea se riusciremo a farcela. È una cosa quasi impossibile a cui arrivare, perché bisogna avere veramente tanta musica e scegliere i pezzi giusti. A me piacerebbe fare un doppio album vorrei che fosse anche un concept album. Ho parlato con Corey e con Jim e non è una cosa che faremo e basta, non abbiamo pianificato nulla. Deve essere fatta bene e deve andare bene a tutti noi". Mentre ha, infine, concluso dichiarando: "Il futuro è molto emozionante perché è il 6° album. Il numero 6, oltre ad essere il mio numero personale negli Slipknot, è biblicamente nei computer, nella matematica, ed in qualunque cosa - il numero 6 è un numero molto importante e strutturato. È una cosa bella da pensare "merda santa, abbiamo 6 album e dobbiamo fare una setlist". Dobbiamo anche andare avanti nel tempo, il che è difficile perché ci piace provarci e stupire tutti. È molto improbabile che faremo un set solitario, a meno che non applichiamo cambiamenti di set, di abiti e pause acustiche - il che è qualcosa di cui abbiamo anche parlato. Abbiamo anche parlato di un piccolo tour nei club. Non ho intensione di laurearmi in questa cosa chiamata "rock n' roll" a meno che io non possa ritornare da dove sono partito - voglio essere preso a calci nelle palle dal pubblico. Non è colpa mia se la security deve lavorare più duramente. Lasciate che la musica costringa alla congregazione. Voglio tornare indietro ed essere preso a schiaffi da qualche figlio di puttana. Ho bisogno di tornare a quell'epifania da dove abbiamo cominciato".


sabato 5 agosto 2017

Scoperto il gene che frena il metabolismo dei grassi.


In questi giorni uno studio condotto su alcuni topi e colture cellulari, coordinato da Maurizio Crestani del Dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari dell'Università degli Studi di Milano e pubblicato sulla rivista Nature Communications, ha scoperto come inibendo l'attività di un particolare gene sia possibile trasformare il comportamento del tessuto adiposo, in un modo che potrebbe aiutare a combattere l'accumulo di grasso e contrastare così sovrappeso ed obesità. Al riguardo lo stesso Maurizio Crestani ha spiegato: "Ci siamo concentrati in modo particolare sull'attività di un gene, l'istone deacetilasi 3, (o HDAC3), che ricerche precedenti suggerivano avesse un ruolo nel metabolismo dei grassi, in modo particolare nel grasso bianco. Questo tipo di grasso è principalmente deputato alla funzione di magazzino, un serbatoio pieno di carburante che si mette in moto in caso di digiuno, per esempio, rilasciando energia. Diverso morfologicamente e metabolicamente dal grasso bruno, che nei mammiferi è un tessuto sempre grasso, ma principalmente deputato alla regolazione della temperatura corporea tramite l'energia proveniente dal consumo dei grassi". In pratica il gene HDAC3 non solo codifica per una proteina coinvolta nei processi di rimodellamento del DNA e della sua espressione, ma a quanto pare è un gene coinvolto anche nella regolazione delle funzioni del tessuto grasso. Difatti in tal proposito il ricercatore ha proseguito dichiarando: "In particolare si tratta di un gene che se inibito nei tessuti grassi partecipa al cosiddetto browning del tessuto adiposo bianco, ovvero lo rende più simile a quello bruno. Nel dettaglio, quando l'azione dell'HDAC3 viene bloccata, il tessuto bianco diventa metabolicamente più attivo, più abile nel dissipare energia sotto forma di calore, replicando, appunto, le funzioni di quello bruno: un fenomeno che in parte avviene anche fisiologicamente, ma che in seguito all'inattivazione del gene viene potenziato. In contemporanea diminuisce la sua capacità di immagazzinare energia, e quindi grassi". Inoltre Maurizio Crestani ha, infine, concluso aggiungendo: "Secondo le nostre osservazioni l'istone deacetilasi 3 sembra agire come un "freno molecolare" del metabolismo ossidativo che brucia i grassi nel tessuto adiposo bianco ed impedisce la produzione di calore. Se riuscissimo a modulare questo "freno" nel tessuto adiposo bianco potremmo finalmente trovare un modo per favorire la riduzione dei grassi accumulati e quindi il peso corporeo, soprattutto nei soggetti sovrappeso ed obesi".


venerdì 4 agosto 2017

WhatsApp: In arrivo gli "Stati colorati".


A quanto pare WhatsApp si appresta a diventare ancora più simile a Facebook, (che l'ha acquistato nel Febbraio 2014), o almeno dal punto di vista estetico: in questi giorni alcuni utenti hanno infatti notato come nella schermata Stato sia possibile scegliere un colore di sfondo, proprio come avviene da diverso tempo, appunto, sul Social Network in Blu. In pratica si tratta di una mossa dell'azienda per tentare di incrementare il numero di persone che usano questa funzionalità, odiata quasi da tutti fin dal suo esordio avvenuto ufficialmente a Febbraio, nonostante il vecchio stato sia ritornato circa un mese dopo. Insomma, sembra proprio che Facebook intenda "uniformare" le applicazioni di sua proprietà attraverso la condivisione di alcune funzionalità: non a caso il nuovo Stato di WhatsApp, introdotto anche su Messenger, è simile alle "Storie" di Instagram, (anch'esso acquisito dal Social Network in Blu nel 2012), mentre, come già anticipato, gli aggiornamenti di stato, (o per meglio dire i post), colorati sono una peculiarità di Facebook. Ad ogni modo per poter provare gli "Stati colorati" occorre installare una delle ultime versioni beta dell'applicazione di messaggistica istantanea; anche se la funzione sembra essere "server side", quindi non tutti gli utenti potranno utilizzarla. In sostanza, qualora questa nuova funzione fosse disponibile, gli utenti noteranno la presenza dell'icona di una matita in basso a destra nella scheda "Stato": un tocco su di essa aprirà una schermata in cui poter digitare del testo ed in basso a sinistra verranno mostrati i pulsanti per inserire una emoji, selezionare il tipo di carattere ed, appunto, cambiare il colore dello sfondo. Tuttavia, secondo molti, quasi certamente non sarà questa la novità che permetteranno di incrementare ulteriormente il numero di utenti, (che la scorsa settimana ha superato il tetto di un miliardo al giorno). Comunque sia un'altra possibile novità, (disponibile, però, solo su Android Nougat), potrebbero essere le scorciatoie per l'accesso diretto alla fotocamera, alle impostazioni ed alle conversazioni preferite, visualizzate con un tap prolungato sull'icona di WhatsApp, ma anche in questo caso sarà necessario trovare la specifica versione beta dell'applicazione, dato che, trattandosi di una sperimentazione, la funzionalità può essere eliminata in qualsiasi momento.

Di seguito alcuni screenshot degli "Stati colorati":
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giovedì 3 agosto 2017

Scoperto che il nucleo del Sole ruota 4 volte più velocemente della sua superficie.


A quanto pare il nucleo del Sole conserva ancora la velocità delle origini e ruota quattro volte più rapidamente della sua superficie; o almeno questo è quanto ha fatto sapere un recente studio pubblicato sulla rivista Astronomy and Astrophysics e condotto da alcuni ricercatori dell'Università della California, Los Angeles, (nota anche con la sigla UCLA), dell'Osservatorio della Costa Azzurra, (conosciuto anche con la sigla OCA), e dell'Institut d'Astrophysique Spatiale, (noto anche con la sigla IAS), la cui scoperta va a confermare per la prima volta una ipotesi formulata circa 20 anni fa e potrebbe rivelare come sia nata la stella. In pratica tale scoperta è stata possibile grazie all'analisi di oltre 16 anni di osservazioni effettuate dal Global Oscillations at Low Frequency, (conosciuto anche con la sigla GOLF), lo strumento installato a bordo del telescopio spaziale SoHO della NASA e dell'Agenzia Spaziale Europea, (noto anche con la sigla ESA). Al riguardo Roger Ulrich, astronomo dell'UCLA che studia il cuore del Sole da circa 40 anni, ha osservato: "La spiegazione più probabile è che la rotazione del nucleo risalga al momento in cui il Sole si è formato, circa 4,6 miliardi di anni fa. È una sorpresa ed è emozionante pensare che potremmo aver scoperto un residuo di come era il Sole quando si è formato". Difatti, secondo la suddetta teoria e secondo l'esperto, il nucleo avrebbe mantenuto la rotazione originale, mentre quella della superficie sarebbe stata rallentata successivamente, dal vento di particelle emesso dalla stella. Ad ogni modo, entrando un po' più nei dettagli, la scoperta in questione è stata possibile studiando le onde acustiche che si generano nell'atmosfera del Sole, alcune delle quali penetrano nel nucleo, dove interagiscono con le onde di gravità che hanno un movimento oscillante simile a quello dell'acqua che si agita in un'autocisterna che percorre una strada fatta di curve. Motivo per il quale i ricercatori hanno deciso di misurare il tempo necessario che queste onde acustiche impiegano per viaggiare dalla superficie al centro del Sole ed hanno visto che il tempo di percorrenza è influenzato dal movimento delle onde di gravità: da tutti questi dati è stato possibile poi ricavare i movimenti del nucleo del Sole e calcolarne, infine, la velocità di rotazione.

Di seguito un'immagine della NASA che riassume un po' il tutto:
https://www.nasa.gov/sites/default/files/thumbnails/image/esa_soho_sun_pgmodes_0.jpg